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Noto. Il 24 gennaio in Cattedrale Festa di San Francesco di Sales, Patrono dei Giornalisti

L’Ucsi, sezione di Siracusa, l’Assostampa di Siracusa, l’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali di Noto e l’Ufficio della Pastorale per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Siracusa, in collaborazione con “La Vita Diocesana” di Noto e il settimanale diocesano “Cammino” di Siracusa organizzano la festa provinciale di San Francesco di Sales, patrono dei Giornalisti, che si svolgerà venerdì 24 Gennaio 2014 a Noto.
 
Programma:
 
– ore 9,00 Arrivi ed accoglienza
 
– ore 9,30 Santa Messa nella Basilica Cattedrale presieduta dal Vescovo di Noto S.E. Rev.ma Antonio Staglianò, Delegato regionale della Cesi per la Cultura e le Comunicazioni Sociali. Durante la celebrazione Eucaristica l’Ucsi e l’Assostampa compiranno un gesto di solidarietà per la Caritas vicariale di Noto.
 
– 10,30 Intervento di Francesco Zanotti, presidente Nazionale della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), sul tema: “Il ruolo dei giornalisti nell’era digitale”.
 
– ore 11,30 Consegna da parte del Vescovo di Noto del Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
 
– ore 11,45 Saluti
 
L’invito è esteso a tutti, in particolare a giornalisti, fotoreporter, operatori Tv, responsabili degli Uffici stampa e delle Comunicazioni sociali.
 
N.B. Scaricate  e leggete il Messaggio inviato ai direttori diocesani dal Vescovo Mons. Antonio Staglianò, delegato della CeSi per la Cultura e le Comunicazioni Sociali in occasione della festa di San Francesco di Sales.

L’ultimo saluto a Mons. Nicolosi con la partecipazione dei vescovi di Sicilia. L’ABBRACCIO COMMOSSO DEL POPOLO DI DIO

Venerdì 10 gennaio è morto Mons. Salvatore Nicolosi, uno degli ultimi Padri conciliari viventi, per ventotto anni vescovo di Noto dopo sette anni a Lipari, di Lui certamente si può dire: “Un vescovo fatto Chiesa, Chiesa secondo il Concilio Vaticano II” per il modo con cui ha fatto il vescovo. Faceva crescere senza mai far emergere se stesso. In uno dei suoi ultimi discorsi ci ricordava: “è la sostanza del Vangelo che dobbiamo riscoprire nella sua integrità e nella sua freschezza sorgiva”.
 
Chi fosse mons. Nicolosi lo si è visto alla fine dei funerali, quando la gente commossa si è avvicinata alla bara e sembrava non volesse lasciare la cattedrale. «Ha voluto una Chiesa dal volto familiare» – aveva detto il card. Paolo Romeo all’omelia. E nelle centinaia di saluti sul libro posto davanti alla bara l’espressione più ricorrente era “Per me sei stato un Padre”. Ma anche tante altre di gratitudine: “Grazie perché ti sei interessato direttamente di mio papà, per poter trovare un posto adatto alla sua malattia”, “Grazie perché, malgrado le tue preoccupazioni di vescovo, mostravi sempre affabilità e attenzione ad ognuno”, “Grazie perché quando tutti parlavano male della nostra esperienza, tu hai bussato alla porta e ci hai detto: sono venuto per condividere quello che devo fare con i poveri e per i poveri”, “Grazie per aver accolto i miei dubbi”, “Grazie perché hai fatto emergere tanti doni in questa Chiesa senza mai metterti in evidenza”, “Grazie perché ci hai sposato e sempre ti sei interessato di noi, dei nostri figli”.
 
E quando alla tumulazione, tra tanta gente che si accalcava quasi per stringersi per l’ultima volta attorno alle spoglie mortali di chi è stato per ventotto anni il proprio Pastore, si leggevano le date della sua vita e dei suoi servizi, non si poteva fare a meno di ricordare che la dedizione è stata totale, intelligente, generosa. E non si poteva non ricordare anche quanto fatto per la Chiesa di Noto: dall’attenta Visita pastorale al gemellaggio con Butembo-Beni, dall’aggiornamento continuo alla celebrazione del Sinodo diocesano.
 
La celebrazione era iniziata con la processione dei Vescovi di Sicilia e di tantissimi preti e diaconi della diocesi dalla basilica del Seminario alla Cattedrale, gremita di fedeli, con una significativa presenza di rappresentati delle istituzioni. Il saluto iniziale è stato dato dall’attuale Vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò, che ha ricordato come Mons. Nicolosi, Padre Conciliare, il Concilio l’ha attuato forgiando e quasi “rifondando” la Chiesa netina e come l’abbia aiutato ad essere, non Chiesa “ingessata”, ma Chiesa sinodale, Chiesa che cammina insieme, Chiesa che cammina cordialmente con gli uomini. «Ora, di questa Chiesa ne diventa – ha detto ancora l’attuale vescovo di Noto – l’angelo custode». Dopo la proclamazione delle letture (San Paolo sulla vita come una buona battaglia, il Vangelo del Buon Pastore) il Card. Romeo, presidente della Conferenza episcopale siciliana, ha sottolineato come era il momento di celebrare la pienezza di vita per Mons. Nicolosi, sul piano della fede come pure della gratitudine ad un pastore che con tanta sapienza ha guidato la sua Chiesa (e non va dimenticato che Mons. Nicolosi è stato anche lungamente vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana negli anni in cui il Concilio veniva attuato spingendo ad una pastorale missionaria sintetizzata nel motto “Una presenza per servire”).
 
Dopo la comunione è stato letto il testamento spirituale di Mons. Nicolosi con parole di affidamento alla misericordia di Dio e commoventi richieste di perdono, soprattutto ai preti se non si erano sentiti ascoltati o se non avevano trovato nel vescovo un esempio: parole che si possono dire solo da parte di un uomo autentico. Ed è questo che tanti, uscendo dalla cattedrale, continuavano a dire: «è stato uomo vero!» Ultimo particolare: in tutta la celebrazione continuamente risuonava la necessità di un amore particolare per gli ultimi, che si concretizza anche nelle ultime volontà di Mons. Nicolosi di istituire una “sua” Fondazione – intitolata a Madre Teresa di Calcutta – per i malati terminali, gli anziani (soprattutto se soli e non autosufficienti), i diversamente abili.
 
Anche le nuovissime generazioni ascoltavano commosse le parole di quest’anziano vescovo scomparso la mattina del 10 gennaio alle ore 6,00 che venivano lette all’inizio della veglia di preghiera tenuta in cattedrale la sera dell’11 gennaio e che ne costituiscono ora il “testamento”: “La Chiesa non è opera di singoli, fossero pure grandi santi. La Chiesa è comunione, e quindi cammino comune, “sinodo”, nella sua stessa essenza. Ogni gesto ecclesiale deve quindi nascere nel rispetto e nell’ascolto fraterno, nel confronto sincero e leale, nell’attenzione e nel servizio ai più piccoli, nella magnanimità verso i limiti e le necessità dei più deboli”.
 
 
 

Mons. Salvatore Nicolosi: la carità e la benevolenza cuore pulsante della testimonianza!

Abbiamo stamani appreso con grande commozione la notizia della dipartita di Mons. Salvatore Nicolosi, Padre Conciliare e per ventotto anni Vescovo di Noto.
Un Padre! – è l’espressione più ricorrente con cui si sta esprimendo la riconoscenza e la consapevolezza di quanto grande è stato il suo episcopato, nell’impegno ad attuare il Concilio Vaticano II ma anche nello stile umano ed evangelico con cui ha aiutato la crescita non solo della Chiesa di Noto ma anche di questo territorio e di tante persone.
 
Uno stile che univa autorevolezza e affabilità, un’eredità preziosa ricca di tante opere (non ultima la Fondazione Madre Teresa da lui voluta per i malati, ma non possiamo dimenticare la forte convinzione con cui appoggiò l’inizio della Casa don Puglisi a Modica in tempi difficili e tante alte opere di carità in tutti i Comuni della diocesi).
 
Soprattutto, ha testimoniato ciò che oggi occorre di più: una autentica paternità, un servizio al Vangelo svolto con quella libertà e freschezza che ammiriamo in papa Francesco e che tante volte abbiamo potuto riscontrare in Mons. Nicolosi.
 
Ora insieme a tutta la Chiesa di Noto e a tanti uomini e donne di buona volontà che lo rimpiangono, lo affidiamo alla misericordia del Signore in cui ha tanto confidato.
 
E ci impegniamo a custodire e ad attuare il suo costante e convinto invito a fare della “carità il cuore pulsante della testimonianza”, come ebbe a dire nella lettera conclusiva del Secondo Sinodo diocesano. Sinodo da lui fortemente voluto per “riscoprire Gesù lungo le strade della vita”, ricordando che la Chiesa è comunione, che è fatta da tutti i battezzati ed è chiamata a guardare con simpatia ogni uomo e cercare con tutti la pace e la giustizia.

E’ morto oggi 10 gennaio Mons. Salvatore Nicolosi, Vescovo emerito di Noto. I funerali lunedì 13 in Cattedrale ore 16:00

Sua Eccellenza Mons. Antonio Staglianò, i Vescovi emeriti Mons. Giuseppe Malandrino e Mons. Mariano Crociata, Mons. Melchisedec Sikuli Vescovo di Butembo-Beni, il Presbiterio, i Diaconi e il Seminario Vescovile, annunciano che stamane alle ore 6,00 il Signore ha chiamato a sé nel giorno in cui la liturgia della Parola nella Celebrazione Eucaristica propone il suo motto episcopale: «questa è la nostra vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede» (1Gv 5,4)
 
MONS. SALVATORE NICOLOSI,
Vescovo emerito della nostra Diocesi,
all’età di 91 anni e 51 anni di episcopato
 
Riconoscenti per i suoi 28 anni di ministero episcopale, prodigato con paterna sapienza a servizio della nostra Comunità Diocesana sulle orme del concilio Vaticano II, essendone stato padre conciliare, lo affidiamo alla misericordia di Dio Padre ed eleviamo la nostra corale preghiera di suffragio per la sua anima.
 
Si invitano i fedeli a partecipare o a unirsi alla Veglia di preghiera sabato 11 gennaio alle ore 20,00 e alla Celebrazione Eucaristica di suffragio, concelebrata dagli Arcivescovi e Vescovi di Sicilia, insieme ai Presbiteri e Diaconi, lunedì 13 gennaio alle ore 16.00 nella medesima Cattedrale, dove da domani mattina verrà allestita la Camera ardente.
 
Biografia di Mons. Salvatore Nicolosi
 
Nato a Pedara (Catania) il 20/2/1922, viene ordinato sacerdote il 22/10/ 1944; Vescovo di Lipari il 25/3/1963; consacrato Vescovo il 21/4/1963 viene trasferito dal Papa Paolo VI alla sede vescovile di Noto il 27/6/1970. Entra ufficialmente a Noto il 28/8/1970. Ha guidato la Diocesi per 28 anni.
Ha promosso e condotto con determinazione e lungimiranza l’attuazione del Concilio Vaticano II, a cui partecipò da giovane Vescovo. È stato convinto assertore nel coinvolgimento attivo e responsabile dei laici.
Momento forte del suo lungo episcopato è stata la dettagliata Visita Pastorale alla Diocesi. Tra le tante realizzazioni pastorali, due storiche per la Chiesa netina sono state il gemellaggio con la giovane Diocesi di Butembo-Beni (Repubblica Democratica del Congo) siglato solennemente nella Cattedrale di Noto il 21 aprile 1988, in occasione del XXV della sua Consacrazione episcopale, e la celebrazione del secondo Sinodo diocesano (1995-1996).
Presentate le dimissioni per raggiunti limiti di età il 15/4/1997, S.S. il Papa Giovanni Paolo II lo nomina Amministratore Apostolico della Diocesi ad interim con Lettera del 19/6/1998. È divenuto Vescovo emerito il 19/6/1998. Sceglie di rimanere a Noto. Il 21 aprile 2013 alla presenza dei Vescovi di Sicilia ha celebrato nella Cattedrale di Noto il 60° anniversario episcopale.
 
 
 

Venerdì 10 Gennaio 2014. Incontro unitario dei catechisti, degli animatori della liturgia e della Caritas

 Venerdì 10 gennaio 2014 dalle ore 17 alle ore 20 presso l’Oratorio San Domenico Savio di Rosolini si terrà l’incontro unitario dei catechisti, degli animatori della liturgia e della Caritas, dei volontari di Centri di aiuto, Centri di ascolto e opere caritative per riflettere insieme, aiutati da fra Gaetano La Speme (ministro provinciale dei cappuccini, biblista e psicoterapeuta) su “come Gesù ci educa alla carità” e quindi per confrontarsi su come impostare rinnovati cammini di fede e carità nella quaresima e nel tempo pasquale. Nell’anno dedicato alla misericordia come cuore della vita di ogni giorno, si pensa ad una quaresima in cui la prima carità sia nei nostri rapporti, chiamati come siamo a testimoniare la qualità delle relazioni che scaturiscono dal Vangelo e che ci impegnano ad una continua riconciliazione. Una comunità che vive rinnovati rapporti sarà più capace di comunicare nel territorio la bontà e la bellezza di vita generata dal Vangelo: si pensa quindi al tempo pasquale come tempo di visita evangelica, di concreta esperienza di quell’andare nelle periferie con l’unzione di Cristo, a cui ci invita il papa e che ci fa attenti a tutti e ai poveri in particolare. L’incontro inizierà con la meditazione di fra Gaetano, quindi si avvierà un primo confronto insieme e successivamente in gruppi vicariali.
 

Concluso a Modica il convegno ‘La pittura di Orazio Spadaro nel Novecento modicano’

 L’Aula consiliare di Palazzo San Domenico ha ospitato  il convegno “La pittura di Orazio Spadaro nel Novecento modicano”, organizzato dalla Fondazione “Giovan Pietro Grimaldi” e dal Rotary Club di Modica, con il patrocinio del Comune di Modica e della Diocesi di Noto. Il convegno e l’annessa mostra, aperta fino al 12 gennaio a Palazzo Grimaldi (da lunedì a sabato, ore 9.00-13.00 e 16.00-20.00), intendono riscoprire e valorizzare una figura di artista da molti dimenticata.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura Orazio Di Giacomo, del presidente del Consiglio comunale Roberto Garaffa, del vicario generale della Curia vescovile di Noto mons. Angelo Giurdanella e del presidente del Rotary di Modica Roberto Falla, il convegno è entrato nel vivo con le relazioni degli studiosi, moderate dalla giornalista Marcella Burderi.
Ad aprire i lavori è stato Salvatore Maiore, direttore dell’Archivio storico diocesano presso la Curia vescovile di Noto. L’archivista netino ha compiuto un’analisi quantitativa e distributiva delle opere già censite del prete artista (oltre cento) che si trovano per l’80% tra Noto e Modica. I temi trattati -ciclo mariano, cristologico e vite di santi – ne fanno un’utile strumento di catechesi. Il relatore ha sottolineato, inoltre, la modernità di don Spadaro, capace di anticipare con il suo magistero di prete-artista, l’apertura post-conciliare della Chiesa all’arte contemporanea contenuta nel discorso di papa Paolo VI agli artisti (1964) che sancì un ritorno alla complementarietà di arte e fede. Maiore ha concluso l’intervento con quattro proposte e un auspicio: inventario delle opere dentro e fuori la diocesi, pubblicazione di un catalogo, mostra itinerante e percorsi dedicati in un “museo diffuso”, per poter valorizzare le opere dell’artista-sacerdote.
Gino Carbonaro, critico d’arte, nel suo intervento, ha tracciato un profilo biografico dello Spadaro, evidenziando le tappe della sua formazione artistica (Roma, Firenze, ecc.) e l’influsso che il movimento dei cosiddetti Macchiaioli, gli impressionisti di scuola italiana, ebbe sulle sue opere con la “scoperta” della pittura en plein air. Lo Spadaro “pittore della luce” emerge non tanto nei quadri di soggetto sacro dove i contenuti e le forme erano stabiliti dalla committenza e dalla tradizione, quanto nei bozzetti rurali, nei ritratti e nelle marine dove l’artista poteva esprimersi più liberamente e con maggiore originalità.
Paolo Nifosì, storico dell’arte, ha proposto una lettura iconografica delle opere dello Spadaro individuando, con l’ausilio di alcune diapositive, gli elementi di continuità e quelli di novità nel confronto con i referenti artistici che ispirarono i quadri del sacerdote pittore. Dall’analisi è emerso come l’artista non prediligeva una corrente particolare, ma si confrontava di volta in volta con i grandi maestri della pittura italiana ed europea, dai ritrattisti fiamminghi del Seicento ai Macchiaioli di fine Ottocento, dall’arte Preraffaellita alla pittura simbolista e floreale di alcune opere realizzate con lo stuccatore Sebastiano Giuliano. Un eclettismo pittorico, quello dello Spadaro, non esente da una certa originalità soprattutto nell’innovazione della gamma coloristica.
Andrea Guastella, critico d’arte, ha rilevato come un giudizio più chiaro della pittura del sacerdote modicano potrà aversi solo quando sarà stata completata la ricognizione delle opere di carattere sacro e soprattutto dei quadri da cavalletto, “invisibili” poiché custoditi da collezionisti privati. Proprio queste opere, dove le consegne della committenza erano meno vincolanti, potrebbero riservare, infatti, parecchie sorprese ai critici d’arte.
A tirare le conclusioni è stato Giuseppe Barone, storico e presidente della Fondazione Grimaldi. Nel suo intervento, lo studioso ha sottolineato come lo Spadaro, negli anni tra le due guerre, sia stato il maestro riconosciuto di una schiera di discepoli, tra cui si segnalano i fratelli Beppe, Enzo e Valente Assenza, ma anche Tanino Napolino, Giuseppe Malandrino e Giuseppina Frasca Spada. «Il suo atelier – ha concluso Barone – negli anni bui del fascismo divenne una scuola, una koinè e un cenacolo di artisti e intellettuali che tennero alta l’identità e le tradizioni culturali di questa città».

AVVISO PUBBLICO “MICROCREDITO PER L’AVVIO D’IMPRESA”

 Informiamo che dal 9 dicembre 2013 è pubblicato l’Avviso che disciplina l’accesso al Microcrocredito per avviare un’attività nei settori dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura, dell’industria, del turismo e dei servizi.
 
Il progetto è fruibile SOLTANTO per i residenti nella provincia di Ragusa ed è realizzato in collaborazione con la Diocesi di Ragusa e la Camera di Commercio di Ragusa e, pertanto, anche presso i loro Uffici è possibile ritirare l’Avviso e ricevere ogni utile informazione:
– Centro Servizi del Progetto Policoro, via Mons. Blandini 9, Noto. (Per appuntamenti chiamare 3401440956)
– Centro di Ascolto di Modica, Via Clemente Grimaldi, Modica, il mercoledì dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
– Camera di Commercio di Ragusa, Segreteria Generale, Area 1 e 3, Piazza Libertà, 97100 Ragusa, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e il mercoledì dalle ore 16.00 alle 18.30.

Modica. Quattro giornate di iniziative, dall’8 all’11 gennaio, sulla figura del Sac. G. Rizza a 30 anni dalla sua scomparsa

 Nella memoria collettiva modicana c’è una figura che certamente non è stata consegnata all’oblio. Si tratta del sacerdote Mons. Giuseppe Rizza, morto nell’epifania del 1984 e che a 30 anni di distanza dalla sua scomparsa continua ad essere oggetto di attenzione da parte della città di Modica e della comunità ecclesiale del Sacro Cuore. Ne sono testimonianza tutti gli eventi in programma dall’8 all’11 gennaio nella fascia orario che va dalle ore 18,00 alle ore 20,30, organizzati dall’associazione cristiana per la famiglia che porta proprio il nome “Sac. Giuseppe Rizza”, dal Consiglio pastorale della chiesa del Sacro Cuore, in collaborazione con l’ Ufficio Cultura della Diocesi di Noto e il Caffè Letterario “S. Quasimodo”, e con il patrocinio del Comune di Modica.
 
Le iniziative rievocative si snoderanno in quattro giornate. Si comincerà l’8 gennaio con la “giornata della spiritualità”, che vedrà l’apertura ufficiale degli eventi con una concelebrazione presieduta dal vescovo emerito di Noto Mons. Giuseppe Malandrino il quale ebbe come prefetto il sacerdote Rizza, e si proseguirà il 9 gennaio con la “giornata della testimonianza”, che prevede una celebrazione eucaristica con gli interventi di persone che lo hanno conosciuto da vicino, apprezzandone lo stile e la spiritualità.
 
Un altro momento importante nel quale sarà focalizzata l’eredità morale, spirituale e religiosa del sacerdote Rizza sarà la “giornata della riflessione teologica”, dedicata alla presentazione della ristampa del libro a lui dedicato e dal titolo “Il Padre, l’amico e il fratello” , pubblicato dal sottoscritto nel 1986, ove si trovano delineati gli aspetti più rilevanti della sua figura e del suo impegno sacerdotale e civile. All’incontro interverranno don Ignazio Petriglieri, vicario per la cultura della Diocesi di Noto, il sindaco di Modica Ignazio Abbate, l’attore Giorgio Sparacino che mosse i primi suoi passi artistici proprio sul palco del salone parrocchiale, e il musicista Corrado Cannizzaro che eseguirà brani musicali con la fisarmonica, strumento che suonava lo stesso Giuseppe Rizza.
 
L’evento culminante sarà quello dell’11 gennaio, dedicato alla “giornata della famiglia” con un convegno sul tema “Essere genitori oggi: missione impossibile?”, al quale interverranno don Stefano Modica, Direttore dell’Ufficio cultura della Diocesi di Noto , il presidente dell’associazione cristiana per la famiglia “sac. G. Rizza,prof. Giuseppe Giannì, e il sacerdote Armando Matteo, docente di Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.
Di umili origini, Giuseppe Rizza nacque a Modica il 28 ottobre 1922 in una famiglia molto religiosa e fu il dodicesimo dei tredici figli venuti alla vita. Con l’appoggio incondizionato della madre, dopo la scuola elementare continuò gli studi nonostante il parere contrario del padre e di alcuni fratelli che volevano si dedicasse al lavoro dei campi. Dimostrò sempre volontà e intelligenza, che gli permisero di proseguire nello studio in maniera brillante e di superare tutte quelle difficoltà che il vivere in campagna comportava, come il raggiungere ogni giorno a piedi prima la scuola elementare ed in seguito la casa del professore Parroco Palazzolo, sita in Modica Alta.
Nel 1934 Giuseppe Rizza entrò in seminario, dove si fece apprezzare per equilibrio, bontà e rettitudine tanto da essere quasi sempre preposto dai superiori come “prefetto” con compiti di responsabilità. Qui curò, come risulta dai suoi vari appunti dell’epoca, in maniera precipua la sua vita spirituale, dedicandosi altresì con impegno e assennatezza allo studio.
 
Il 29 giugno del 1947 fu consacrato sacerdote da Sua Eccellenza Mons. Angelo Calabretta e fu subito assegnato al Piccolo Seminario di Modica, nella qualità di Direttore: una non piccola responsabilità, se si pensa che allora Modica era un vivaio di vocazioni e il Piccolo Seminario era il primo vaglio dei candidati al sacerdozio, la prima esperienza di vita seminaristica. Furono sette anni di dedizione esemplare, che diedero alla Diocesi netina frutti consolanti.
Nel 1954 venne affidata a Don Giuseppe Rizza la chiesa del S. Cuore. Era una piccola parrocchia di campagna che accoglieva villeggianti del centro modicano e per la cui erezione nel 1931 si costituì un piccolo comitato formato dalla famiglia del dott. Giorgio Galfo, dalla famiglia Floridia e dalle famiglie Galfo e Trombadore, Odierna e Micieli. Il comitato operò una sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari per l’erezione della parrocchia, sottoscrizione che diede il risultato £. 29.378.
 
Nel dicembre del 1929 venne a Modica l’ingegnere del Vaticano, Mons. Chiappella, per occuparsi della costruzione della casa canonica e di una piccola chiesa; nel giugno del 1930, poi, il Vescovo Vizzini venne a Modica e, convocato l’antico comitato, diede la lieta notizia che di lì a poco si sarebbero potuti iniziare i lavori. Intanto bisognava procedere subito alla compera del suolo; ecco allora il comitato mettersi all’opera: la sera del 23 giugno, alle ore 21, Padre Celestino poteva fare il compromesso per £. 4000 dinanzi al notaio avv. Ignazio Stella. Così il 4 luglio 1930, Sua Eccellenza Mons. Vizzini, vescovo di Noto, poteva benedire la prima pietra alla presenza di tutte le autorità civili e militari.
Il 10 Novembre del 1931 la Chiesa fu completata e il 15 dello stesso mese veniva benedetta e vi si celebrava la prima S. Messa. In questa chiesa don Giuseppe Rizza non mancò, nella buona e cattiva salute, di profondere per 30 anni tutte le sue energie, vedendone crescere in maniera esponenziale il numero dei residenti che dal centro storico si spostavano verso il quartiere Sorda.
 
Dunque nella prima metà del ‘900 il sacerdote Rizza diventa testimone dei profondi mutamenti demografici, sociali, culturali, urbanistici del quartiere Sorda di Modica, e dal 1954 sino alla fine degli anni ’80 dovette affrontare non pochi problemi pastorali per raccogliere attorno al campanile giovani, bambini e famiglie che si trasferivano dagli altri quartieri della città. Un suo cruccio fu proprio la ristrettezza delle strutture parrocchiali e l’impossibilità di accogliere nella piccola chiesa il consistente esodo dalla zona alta e bassa della città di Modica.
 
Tutte le testimonianze, ecclesiali e non, raccolte nel volume “Il Padre, l’amico e il fratello” convergono in maniera singolare nel delineare una figura di sacerdote che mai fu sfiorato, specie nel periodo della contestazione del ’68 e agli inizi degli anni ’70 quando parecchi sacerdoti della diocesi netina lasciarono il sacerdozio, dalla tentazione della disobbedienza e dell’abbandono dell’abito sacerdotale, né offri il fianco al vento delle ideologie e delle mode del tempo che tendevano ad operare un’ emancipazione dalla fede; al contrario rimase come terra ferma, continuando ad essere un sacerdote fedele fondato sulla roccia della fede. Del resto, la sua vita seminaristica era stata sempre caratterizzata dal desiderio di diventare sacerdote e i suoi scritti giovanili testimoniano con chiarezza come ci fosse in lui l’ardore di diventare sacerdote santo e il tormento interiore di riuscire nella sua missione piacendo a Dio in tutto.
Nel pieno della sua attività pastorale il sacerdote Rizza non fu risparmiato da critiche per il fatto che non si schierò a fianco di alcuni teologi e preti innovatori sulla scia del Concilio Vaticano II. In realtà egli non fu per nulla un prete anticonciliare, anzi seguiva il Concilio soprattutto nelle sue proiezioni pastorali che cercavano di mettere al centro la nuova evangelizzazione delle famiglie, tant’è che la sua parrocchia divenne un primo esempio di aggregazione di famiglie cristiane.
 
Lontano da forme di ideologizzazione della fede, era abituato a vivere nella preghiera e nel nascondimento, non amava atteggiamenti da prima donna e la caratteristica dei suoi insegnamenti era sempre “la semplicità”, una semplicità che si articolava entro dimensioni espositive non di certo superficiali o prive di supporti di riflessione, ma, anzi, ben coordinate e saldate nell’ armonia di un discorso fedele ai dettami biblici e alle loro relative implicazioni esistenziali, radicato nella Tradizione e attento alle direttive della Chiesa magisteriale. Era, in sostanza, una semplicità che nasceva in lui dalla preoccupazione, a volte anche eccessiva, di mettere i suoi parrocchiani, i membri più vicini alla comunità, i catechisti, le famiglie, i più umili, gli artigiani e i lavoratori nelle condizioni di poter capire e accogliere il Kerigma cristiano con estrema facilità.
 
Il suo linguaggio era quindi volutamente scarno perché mirava all’essenziale e alla enunciazione dei concetti primari della fede cristiana. Sotto questo aspetto i suoi insegnamenti riuscivano a calarsi nella realtà sociale perché scaturivano da quella sua paternità spirituale umile, semplice e sincera, riuscendo a determinare uno scavo interiore nel cuore dei fedeli.
 
Di questo sacerdote sono rimaste molte tracce di testimonianze che possono sintetizzarsi in alcune frasi: “Uomo di preghiera e di ricca vita interiore”(Padre Francesco Vinci); “Testimone di vita sacerdotale”(Suore benedettine di Sortino); “Parroco fondato su solide basi”(Padre Callisto, cappuccino).E ancora, le parole di alcuni cittadini della zona Sorda: “Padre Rizza è stato il sacerdote della mia vita”; “Ha costruito al Signore un tempio vivo, spirituale”; “Era un sacerdote completo: dolce, umano, di una linea pastorale unica”; “Ci ha guidati a saper leggere la nostra vita in chiave cristiana”.
 
Molte anche le testimonianze di altri sacerdoti, religiose e di coppie:“Formatore dei futuri sacerdoti, pastore operoso”(Padre Francesco Viola); “Il fratello di tutti”(Mons. Matteo Gambuzza”); “Sacerdote di profonda vita spirituale e di eccezionale equilibrio”( Giorgio ed Enza Collemi); “La sua serena parola di fiducia e di forza(avv. Elio Ripoli, Roma); “Ci metteva in rapporto di amicizia con Dio”(Salvatore e Maria Bono); “Servo fedele, amava il sacerdozio”(Madre Rosa Graziano, vicaria generale della Congregazione Figlie del Divino zelo- Roma).
 
Ecco, in queste testimonianze si trova la chiave di lettura del sacerdote Rizza, un prete della gente e per la gente, un parroco del popolo e per il popolo, un sacerdote che ha conquistato il cuore dei più semplici, degli anziani, dei bambini, delle famiglie, dei giovani, degli operai e che nella sua vita ebbe solo una aspirazione: vivere pienamente il sacerdozio cercando di fare di se stesso un “alter Christus”.
 

POZZALLO. 110° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI GIORGIO LA PIRA. Dal 7 al 9 GENNAIO 2014: “L’attesa della povera gente“

La Diocesi di Noto, il Vicariato di Pozzallo, il Comune di Pozzallo e di Firenze, l’Associazione per la gioventù Giorgio La Pira, il servizio di Pastorale giovanile vocazionale diocesano insieme ad altri organizzano dal 7 al 9 Gennaio prossimo il 110° anniversario della nascita di Giorgio La Pira che aprirà i battenti il 7 gennaio con una concelebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Armando Dini, Arcivescovo Emerito di Campobasso e Bojano. A conclusione della celebrazione eucaristica verrà presentato il progetto “Lampada della pace in Terra Santa”. A seguire vi sarà la consegna e l’accensione della “Lampada della pace in Terra Santa” che sarà posta sul fonte battesimale dove è stato è stato battezzato Giorgio La Pira.
l’8 Gennaio alle ore 17.00 dalla Chiesa San Giovanni Battista al Porto di Pozzallo si terrà la marcia per la fratellanza e l’amicizia dei popoli.
 
Il 9 Gennaio alle ore 10,00 presso lo spazio cultura “Meno Assenza” si terrà un incontro per gli studenti dal tema: “La crisi economica in atto: prospettive e soluzioni“; introdurrà il Prof. Carmelo Nolano dell’Associazione per la gioventù Giorgio La Pira, i relatori che interverranno sono: S.E. Mons. Armando Dini, il Prof. Piero Roggi, Università di Firenze, la Prof.ssa Monika Poettinger, Università Bocconi di Milano, mentre Interveranno: la Dott.ssa Cristina Giachi, l’ Assessore all’educazione del Comune di Firenze, Don Lorenzo Paolino, Responsabile per la Toscana Caritas di Gerusalemme.
 
Nel Pomeriggio del 9 Gennaio alle ore 18.00 presso lo Spazio Cultura “Meno Assenza“, si terra un Convegno dal tema: “L’attesa della povera gente“, introdurrà i lavori Don Vincenzo Rosana, Parroco della Chiesa Madre Madonna del Rosario, mentre a presiedere il Convegno sarà il Dott. Michele Palazzolo, Giudice presso il tribunale di Ragusa.

Relazioni:
– La spiritualità di Giorgio La Pira
S.E. Mons. Armando Dini, Arcivescovo Emerito di Campobasso e Bojano
 
– L’economia per Giorgio La Pira
Prof. Piero Roggi, Università di Firenze
 
– La povera gente e le sue attese per l’economista Amartya Sen
Prof.ssa Monika Poettinger, Università Bocconi di Milano
 
Interventi:
Luigi Ammatuna, Sindaco di Pozzallo
 
Conclusioni:
S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto

“La pittura di Orazio Spadaro nel Novecento modicano”, una mostra-convegno. La Fondazione Grimaldi celebra il prete-artista modicano

“La pittura di Orazio Spadaro nel Novecento modicano” è il titolo di un convegno e di una mostra, organizzate dalla Fondazione Giovan Pietro Grimaldi con il patrocinio del Comune di Modica, della Diocesi di Noto e del Rotary Club, per celebrare la figura del prete artista (1880-1959) autore di pregevolissime tele di soggetto sacro e profano che oggi abbelliscono chiese e palazzi di Sicilia.
 
Il convegno, previsto per sabato 21 dicembre alle ore 16,30 nell’aula consiliare del Comune, dopo i saluti del sindaco Ignazio Abbate, del presidente del Rotary Club Roberto Falla e del presidente della Fondazione Grimaldi Giuseppe Barone, vedrà gli interventi degli storici dell’arte Gino Carbonaro, Paolo Nifosì e Andrea Guastella e dell’archivista della Diocesi di Noto Salvatore Maiore. Coordinerà i lavori la giornalista Marcella Burderi. Le relazioni affronteranno i nodi storico-artistici, ponendo le basi per un primo censimento e catalogazione delle opere del canonico. A seguire, a Palazzo Grimaldi sarà inaugurata (ore 19,30) una mostra con oltre cinquanta opere dello Spadaro, tra riproduzioni e originali provenienti da collezioni private.
 
La mostra, aperta fino al 19 gennaio, osserverà i seguenti orari: dal lunedì al sabato, ore 9.00-13.00 e ore 16.00-20.00 (chiusa il 25, 26 dicembre e 1° gennaio).
 
Orazio Spadaro, terzo di nove figli, iniziò a dipingere da autodidatta. Dopo gli studi teologici nel seminario di Noto e l’ordinazione a sacerdote nel 1906, perfezionò la propria arte a Roma, Firenze, Venezia, Milano, Padova e Bologna, studiando le opere dei grandi maestri della pittura italiana del secondo Ottocento. Fu allievo di alcuni tra i maggiori artisti dell’epoca, come Aristide Sartorio, Francesco Paolo Michetti, Antonio Mancini, Giovanni Segantini, Domenico Morelli e altri. Dipinse opere di soggetto sacro, ma anche ritratti, nature morte e scene agresti ispirate alla campagna modicana. Nel 1924, su invito della nobildonna Grazietta Castro Grimaldi, sua protettrice e mecenate, il prete-artista si trasferì nella chiesetta rurale di Pozzo Cassero dove poté dedicarsi con maggiore impegno ai suoi quadri, immerso nel verde e nella tranquillità della campagna. Numerosi i giovani che uscirono dalle sua “bottega”: i nipoti Beppe, Enzo e Valente Assenza, Tanino Napolino e altri. Morì a Modica nel 1959.
Maggiori dettagli sull’iniziativa saranno forniti in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’evento che sarà convocata nei prossimi giorni.