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A Noto: Il 1° Convegno Internazionale di Bioetica

Sono aperte le iscrizioni al I Convegno Internazionale di Bioetica che si terrà a Noto, dal 10 all’11 settembre 2010,  con la partecipazione di illustri esperti in materia. La bioetica va sempre più assumendo una posizione rilevante nell’ambito della discussione teorica oltre che della prassi sociale contemporanea. La cronaca quotidiana propone, a ritmo incalzante, nuove vicende che richiamano l’attenzione pubblica su problemi inediti: problematiche che hanno a che vedere con la vita e la salute del singolo e della collettività con particolare riferimento al rapporto medico – paziente (la cosiddetta “ bioetica quotidiana”). Il convegno vuole dare una prima risposta a queste problematiche. Il convegno, che è aperto a tutti,  si rivolge in particolare ai medici, agli infermieri, ai giuristi, agli insegnanti, agli educatori.
Il programma dell’evento e le modalità di partecipazione sono descritte nella brochure allegata.

*Nell’ambito del convegno uno spazio speciale sarà dedicato al quotidiano Avvenire

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Un sacerdote che si è fatto piccolo per i piccoli

Tormina (Messina), 5 giugno 2010 – “In verità vi dico se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Vangelo di Matteo 18:3) e don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter (www.associazionemeter.org) , ha realizzato in se stesso, con la Sua Associazione Meter, nella Chiesa e nella Società Italiana, Europea e Mondiale questo detto di Gesù: Un sacerdote padre di tanti bambini bisognosi di aiuto e di speranza.” Con questa motivazione è stato consegnato il Premio Europeo della Federazione Kiwanis International durante la 43a Convention Europea  che si concluderà oggi a Taormina Il Premio Internazionale è stato consegnato da Paul Palazzolo Presidente Internazionale Kiwanis (venuto dagli USA per questa occasione) e da Gianfilippo Muscianisi Presidente Europeo alla presenza dei delegati di 20 nazioni europee nella cornice del Teatro Antico di Taormina. Il Prefetto di Messina dr. Francesco Alecci  davanti alle autorità civili e militari ha manifestato pubblicamente “l’onore e l’orgoglio di aver scelto questo sacerdote, esempio luminoso di speranza per tutti”. Don Fortunato Di Noto, visibilmente commosso ha detto tra le altre cose: “Questa sera ho solo un unico desiderio: parlare al vostro cuore raccontandovi dei bambini che ho e abbiamo incontrato in questo grande dono di Dio che è l’Associazione Meter, da 20 anni impegnata a tutelare l’innocenza dei piccoli e deboli, ad accoglierli e a dar loro una speranza, che hanno perduta e poi ritrovata perché qualcuno è stato dalla loro parte. Siamo una realtà con povere risorse ma con un grande, immenso cuore e volontà di strappare, anche un solo bambino, dalla violenza e dall’abuso . Tutto questo – ha continuato don Di Noto – è accaduto nella mia storia personale di uomo e sacerdote e in quella associativa di presidente Meter, per vie a volte incomprensibili perché suscitate, per me credente, da Dio che si è rivelato attraverso la vita di Gesù Cristo. Queste vie, dicevo, sono suscitate dall’Amore, Amore che mi ha fatto incontrare e ascoltare il grido dei piccoli violati”.
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Concluso a Roma l’Anno Sacerdotale con il Vescovo

Nell’immensa spianata di Piazza San Pietro a Roma, gremita da oltre quindicimila preti giovani e meno giovani da ogni parte del mondo, il Santo Padre Benedetto XVI, nella mattinata di venerdì 11 giugno 2010, solennità del Sacro Cuore di Gesù, ha concluso l’Anno Sacerdotale (giugno 2009 – giugno 2010, a 150 anni dalla morte del Santo Curato d’Ars) presiedendo una vibrante, armoniosa e devota concelebrazione della Eucaristia, a cui prendevano parte anche decine di cardinali, centinaia di vescovi e diverse migliaia di fedeli laici. Fra questi quindicimila preti, di ogni razza, lingua, popolo e nazione (in rappresentanza degli attuali 400 mila preti dell’intera Chiesa cattolica, apostolica, romana), c’eravamo anche noi: nove preti della Chiesa di Dio pellegrina in Noto, convenuti a Roma insieme al nostro vescovo, mons. Staglianò, e a nome dell’intero presbiterio diocesano. Anche noi abbiamo concelebrato con gioia questa solenne Eucaristia: la prima in assoluto, nei 21 secoli di storia della Chiesa, con un così grande numero di preti! Sotto la presidenza del Papa e attorno all’unico altare, abbiamo pronunciato insieme la preghiera epicletica che trasforma il pane e il vino nel corpo donato e nel sangue versato di Cristo redentore e abbiamo insieme invocato lo Spirito del Risorto, perché quanti ci saremmo nutriti dell’unico corpo e dell’unico sangue del Figlio di Dio potessimo diventare, “in Cristo, un solo corpo e un solo spirito”.
Veramente tonificante è stata l’omelia del Papa (vedi il testo integrale a pag. 4 del quotidiano Avvenire di sabato 12 giugno) che ha esortato tutti a gioire del dono del sacerdozio ministeriale. Esso  – ha sottolineato con forza Benedetto XVI- è molto di più di un “ufficio” da compiere: è vero sacramento ”dell’amore audace di Dio per ogni uomo”; “sacramento che, pur se posto in fragili vasi di creta”, comunica alla Chiesa e al mondo di oggi (smarrito, in ricerca, assetato) la vera risposta ad una insopprimibile “arsura”. La risposta è Cristo Gesù “Via, Verità e Vita”; Cristo Gesù buon pastore che dona la vita per le sue pecorelle. Il sacerdozio ministeriale è il segno vivo di questa immolazione di Cristo Buon Pastore (cfr Gv 10,11). “Sì, o Signore –così si è espresso tra l’altro il Papa durante l’omelia- nell’oscurità della tentazione, nelle ore di buio in cui tutte le luci sembrano spegnersi, mostraci che Tu sei là. Aiuta noi sacerdoti, affinché possiamo essere accanto alle persone a noi affidate, in tali notti oscure. Affinché possiamo mostrare loro la tua luce”.
E la luce di Cristo che illumina ogni uomo attraverso la particolare coloratura del ministero del prete, il Papa l’ha messa in straordinario rilievo anche giovedì 10 giugno, durante la veglia eucaristica di preghiera, sempre in Piazza San Pietro, la sera precedente la solennità del Sacro Cuore.
Poter descrivere il profondo feeling tra noi (oltre diecimila preti) e il Papa durante l’intera veglia (dalle ore 20.30 fino a quasi mezzanotte) non è cosa facile. Può aiutare, forse, l’accenno alle cinque risposte date dal Santo Padre “a braccio”- con stile chiaro e sereno, con trasparente espressione della sua interiorità orante in Cristo e con acuta conoscenza delle problematiche pastorali ed esistenziali della Chiesa e del mondo di oggi- ad altrettante cinque domande scottanti postegli da cinque sacerdoti dei cinque continenti. La prima dall’America, precisamente dal Brasile, sullo stress nella vita del prete oggi; la seconda dall’Africa sul difficile rapporto tra teologia e spiritualità; la terza dall’Europa sul valore evangelico del celibato sacerdotale; la quarta dall’Asia, più precisamente dal Giappone, su come superare la tentazione del clericalismo ritualista; la quinta dall’Oceania, su come rendere viva e incisiva la pastorale vocazionale. Diamo una breve sintesi del quarto punto (rimandando i nostri lettori al testo integrale pubblicato su Avvenire del 13 giugno.
 “Come vivere la centralità dell’Eucaristia  senza perdersi in una vita solo cultuale, estranei alla vita di ogni giorno delle altre persone?” Ed ecco qualche frase della tonificante risposta: “Il clericalismo è una tentazione dei sacerdoti di tutti i secoli (..). è importante trovare il vero modo di vivere l’Eucaristia che non è chiusura al mondo, ma proprio l’apertura ai bisogni del mondo. Nell’Eucaristia infatti si realizza il grande dramma di Dio che esce da se stesso, fino ad essere uno di noi, fino alla morte in croce (cfr Fil 2)”. “L’Eucaristia è perciò il contrario del clericalismo, della chiusura in se stessi. A questo punto il Papa ha fatto esplicito riferimento a Madre Teresa di Calcutta che ha attinto dall’Eucaristia l’eroico suo donarsi a Cristo presente anzitutto nei più poveri ed emarginati.
Non possiamo chiudere questa breve carrellata sui tre giorni a Roma senza un breve accenno anche alla refrigerante e stimolante esperienza, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, nel pomeriggio di mercoledì 9 giugno. Oltre ottomila sacerdoti -per iniziativa del Movimento dei Focolari, del Movimento Schoenstatt, del Rinnovamento Carismatico Cattolico e di altre realtà aggregative ecclesiali- abbiamo partecipato ad un incontro di testimonianze e di contributi artistici sul tema: “Sacerdoti oggi”. L’incontro era articolato in tre parti tra loro strettamente connesse: 1) Uomini di Dio icone di Cristo; Fratelli tra fratelli nell’unico popolo; 3) profeti di un mondo nuovo. Da sottolineare, anzitutto, il contributo del complesso musicale Gen Verde l’incoraggiante intervento, a nome del Santo Padre, del Segretario di Stato, il cardinale Bertone. Molto toccanti, poi, sono state diverse esperienze da parte di alcuni “preti di frontiera”. Il contatto vitale col vangelo vissuto nei carismi di cui lo Spirito del Risorto arricchisce anche oggi la sua Chiesa, li ha aiutati a superare situazioni difficili di fedeltà alla loro vocazione. Ha toccato tutti, specialmente l’esperienza di tre preti africani del Burundi che, colpiti con armi da fuoco da un gruppo di ribelli  sono miracolosamente scampati alla carneficina che uccideva circa 400 compagni di Seminario i quali, risoluti a vivere il vangelo, hanno scelto il martirio. Anch’essi, scampati alla strage, hanno continuato a vivere il vangelo nell’eroico e risanatore perdono alle bande armate.

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Parte a Modica un cantiere educativo con l’8×1000

Giovedì 21 giugno, con una partecipata celebrazione eucaristica ed una festa a conclusione dei tornei interparrrocchiali di calcio si è avviato a Modica il progetto  “Crisci ranni”, cofinanziato dalla Caritas Italiana dal “fondo nazionale dell’8/1000 per le opere caritative” e attraverso  le attività di economia sociale della Casa don Giuseppe Puglisi . Dopo la “mappatura dei bisogni e delle risorse” ed alcune attività sperimentali che avviate in questi giorni (i citati tornei sportivi e dal 1 ° al 18 luglio un grest), vi saranno dal prossimo autunno attività sportive e laboratori espressivi permanenti utilizzando dei locali ed una ampia area messi a disposizione dal Comune, in una zona nota nella città come “La fontana grande”. Nome questo che sarà conservato, per esprimere l’impegno a nutrire le nuove generazioni con il pane della convivialità sperimentabile nell’incontro, il pane dei valori che permettono di “mirare in alto”, la tradizione che si rinnoverà nel ciclo delle antiche feste con cui di mese in mese si darà respiro all’impegno quotidiano. Compresa la ripresa dell’antico rito pasquale con cui i genitori, lanciando in alto i bambini al suono delle campane della resurrezione, auguravano loro “Crisci ranni” (cresci, diventa grande). Ma ci saranno anche tirocini al lavoro per incrementare forme di economia sociale con cui sostenere situazioni di particolare disagio e momenti di riflessione per ripensare insieme la città come luogo di relazioni significative e calde. Dal punto di vista ecclesiale il progetto rappresenta una significativa forma di collaborazione tra le parrocchie del centro storico di Modica in un’ottica di comunione e di missione, come fortemente richiamato dal nostro Vescovo Mons. Antonio Staglianò.

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Il 30 giugno a Donnalucata si è posta la prima pietra per la Nuova Chiesa

Si è concluso il 30 giugno il rito della posa della pietra della costruenda chiesa di San Giorgio in Donnalucata. Il Vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, ha esordito così nella celebrazione del pomeriggio:  “Costruiamo il tempio della nostra umanità”.

Alla presenza del parroco don Rosario Sultana, delle autorità civili e militari, è stato celebrato il rito della posa della prima pietra con la preghiera di benedizione, alla presenza dei parenti di Edmondo Riccotti La Rocca, che ha donato il terreno su cui la chiesa sorgerà: la vedova, Anita Manenti, i figli, Giovanni e Marina Riccotti La Rocca. “E’ con molta emozione che oggi celebriamo un momento storico, un evento rarissimo nella vita di una città, la posa della prima pietra per la costruzione di una nuova chiesa – ha dichiarato il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque. E’ stata una giornata particolare per la nostra comunità, resa ancor più straordinaria dalla presenza di tanti concittadini e di Sua Eccellenza, Monsignor Antonio Staglianò. Tra le cose più significative il sindaco ha sottolineato che “la presenza di un’istituzione educativa, culturale, morale, quale la Chiesa, è fondamentale. Perché una chiesa segna il senso di appartenenza, una chiesa in un quartiere è il segnale che c’è una presenza costante e continua di fede e speranza”. 

Il Segretario della CEI Mons. Mariano Crociata (Vescovo emeritodi Noto) nel suo messaggio inviato per l’occasione ha ricordato ai presenti al rito che “la costruzione di un edificio di culto costituisce anche una singolare occasione di entrare in dialogo ed in relazione con il tessuto urbanistico, sociale e, più in generale, culturale del territorio”. Il parroco don Rosario Sultana a conclusione ha ringraziato tutti esortando a “sentirsi incoraggiati e spronati da me e dal vescovo a lavorare insieme, in cordata, in sinfonia, affinché ognuno sappia fare la sua parte a vario titolo e livello per il bene di tutti, dunque ci impegneremo insieme perchè la chiesa venga costruita bene e consegnata ai fedeli nei tempi previsti. E’ indispensabile in noi un atteggiamento positivo, di fiducia reciproca, di speranza e di fede in tutto quello che saremo chiamati a fare per l’edificazione di questa nuova chiesa. Nessuno di noi si senta inutile, escluso o estraneo a questo progetto, piuttosto ognuno scopra e metta a frutto i propri talenti, superando ogni forma di scoraggiamento o inadeguatezza, siamo invece chiamati ad un compito singolare ed originale per l’edificazione comune”.

Visitate il sito Ufficiale della nuova chiesa: www.chiesadonnalucata.it
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Il 30 giugno posa della prima pietra per la nuova chiesa a Donnalucata

Il 30 giugno a Donnalucata in via Salonicco alle ore 18,30 si terrà il rito per la posa della prima pietra che darà l’avvio alla costruzione della nuova chiesa di San Giorgio in Donnalucata. Presiederà il rito il Vescovo di Noto, S.E. Rev.ma Mons. Antonio Staglianò alla presenza delle autorità ecclesiastiche, civili e militari. A conclusione del rito liturgico alle ore 21,00 verrà proiettato un video per presentare il progetto, seguirà la presentazione ufficiale del sito web dedicato alla costruzione della Chiesa; il tutto avverrà presso lo spazio dove sorgerà la nuova chiesa. Donnalucata aspetta questa nuova chiesa da più di 30 anni. Il nuovo complesso parrocchiale in progetto sorgerà in contrada Cannamara a nord di Donnalucata, il lotto è delimitato dalla via Maratona e dalla via Salonicco. Il progetto presentato ufficialmente nel 2002 è stato approvato e finanziato nel marzo 2010 per il 75% del costo totale dell’opera. Per completare la chiesa sarà necessario l’impegno della Diocesi di Noto e della comunità parrocchiale di Donnalucata che attraverso l’aiuto di tutti dovrà sensibilizzare, promuovere, far conoscere e chiedere il contributo di tutti i fedeli per raccogliere i fondi necessari a completare il complesso parrocchiale di San Giorgio. Infatti è lo stesso don Rosario Sultana, parroco di Donnalucata, ad affermare che sarà compito della comunità cristiana l’impegno sul territorio per completare l’edificio di culto a diversi livelli, anche economico, ultimando così la costruzione nell’arco temporale di tre anni. Per questo ci si sta attivando con diverse iniziative, soprattutto con un attento coinvolgimento della base sul suo territorio ed oltre il suo territorio. E’ stato allestito un sito web ufficiale raggiungibile all’indirizzo www.chiesadonnalucata.it dove è possibile informarsi in tempo reale sulle varie fasi di costruzione e sulle iniziative in atto.

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A Noto il I Convegno internazionale di bioetica

Con la definizione del programma, ha preso il via la fase organizzativa del primo convegno internazionale di Bioetica che si terrà a Noto dal 10 all’11 settembre 2010.
Per due giorni oltre 15 relatori, di alto spessore scientifico, daranno vita all’evento che si aprirà con la prolusione del nostro Vescovo, Mons. Antonio Staglianò ,dal titolo “ Il senso umano: cuore della bioetica”.
La sessione scientifica di apertura si terrà in Cattedrale, mentre le altre sessioni si svolgeranno nel Palazzo Trigona di Noto. Il convegno vedrà il coinvolgimento di tutte le figure professionali (medici, giuristi, teologi, insegnanti ed altre)  interessate alla problematica.
Il Vescovo stesso, Mons. Staglianò, ideatore della prestigiosa iniziativa, ha così risposto ad una nostra intervista sull’importanza culturale e politica dell’evento.
“Gli sviluppi della tecnologia e la loro applicazione alla vita e, all’esistenza dell’uomo producono sempre nuove sfide per la coscienza della persona: queste sfide reclamano non solo una bioetica adeguata, ma anche una vera e reale organizzazione democratica delle società, nelle quali la democrazia non sia svilita a meccanismo procedurale e sia, invece, strumento per la protezione dell’uomo e condizione socio-politica in cui le persone umane possano progredire nella giustizia e nella pace.
La bioetica va sempre più assumendo una posizione rilevante nell’ambito della discussione teorica oltre che della prassi sociale contemporanea. Non si tratta solo di un dibattito tra esperti. La riflessione degli addetti ai lavori si intreccia con la cronaca quotidiana che propone, a ritmo incalzante, nuove vicende che richiamano l’attenzione pubblica su problemi inediti: problematiche che hanno a che vedere con la vita e la salute del singolo e della collettività, con particolare riferimento al rapporto medico-paziente (la cosiddetta “bioetica quotidiana”). Oggi con lo sviluppo vertiginoso della tecno-scienza in ambito biomedico (ove il polo teorico è inscindibilmente connesso al polo applicativo), tale questione si configura in modo sempre più ambivalente: da un lato, l’uomo è affascinato dai nuovi scenari che si dischiudono con le inedite possibilità di intervento nei confronti della natura; dall’altro lato, è consapevole che gli effetti di taluni interventi possono incidere sulla composizione più intima della realtà, provocando un’alterazione della stessa identità umana individuale e specifica, oltre che una modificazione irreversibile delle altre specie viventi animali e vegetali, con l’eventualità che ciò possa addirittura mettere in pericolo la sopravvivenza dell’umanità (presente e futura), della vita sulla terra e dell’ambiente in generale.”

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Waterfest: un invito alla Missione Francescana del prossimo novembre

Comunità parrocchiali e gruppi giovanili in fermento già da parecchi mesi in preparazione della Missione Francescana che si terrà dal 7 al 21 novembre in città dopo 18 anni di attesa: l’ultima missione francescana si tenne infatti nel lontano 92 e tanti frutti generò in città anche in termini di vocazioni ecclesiali.  Primo importante appuntamento è stato nei giorni scorsi il Waterfest, la festa dell’acqua. Gli oltre 100 “Passalaparola”, i ragazzi delle comunità parrocchiali inseriti nel comitato organizzativo hanno invitato personalmente recapitando l’invito a casa tutti i ragazzi della città che vanno dai 14 ai 35 anni alla festa dell’acqua per un momento di fraternità e riflessione in preparazione della missione. E come se non bastasse hanno girato tutti i pub della città, anche quelli frequentati da ragazzi decisamente ostile ai messaggi cristiani per invitare ragazzi. La festa è riuscita, in tantissimi hanno affollato corso Garibaldi mentre dal gazebo per una sera venivano distribuite bevande non alcoliche. Tutta la festa è stata portata avanti secondo il leit motiv scleto epr la missione “Dammi da bere”. E profonde sono state le testimonianze di Davide Soli  e Francesca. Tra balli di gruppo canti e giochi di animazione a tutti è passato il messaggio di non farsi dissetare da acqua ma attingendo alla fonte della Vita più autentica. A guidare e a dare forza all’esercito dei testimoni della Fede durante la serata fra Vittorio Avveduto, fra Jimmi, tanti frati e suore e i sacerdoti Don Giuseppe Stella e don Davide Baglieri.  “Un momento emozionante” lo hanno definito i più tra gli organizzatori. “Riuscire a farsi testimoni dell’Amore e della Bellezza di Dio per persone tanto lontane dalla Chiesa è stato un compito impegnativo ma entusiasmante che segni ha lasciato anche nelle nostre vite e nel coraggio di vivere e testimoniare il Vangelo” hanno detto molti passalaparola.

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Il Vescovo affida a Maria il cammino di comunione fra parrocchie

«Affido in modo particolare a te, o Maria, che sei Scala al Paradiso dell’amore infinito del nostro Dio, il progetto pastorale di comunione più viva e operante fra tutte le comunità parrocchiali ed ecclesiali, perché risplenda in esse, con la tua materna e potente intercessione, l’amore sempre nuovo e inestimabile di Cristo, che solo può risanare e salvare il mondo di oggi profondamente disorientato, disgregato e imbarbarito. Così, finalmente, potrà sorgere all’orizzonte una nuova era fortemente lievitata dalla “civiltà dell’amore” e Dio, in Cristo, sarà tutto in tutti». È questa la parte nuova e specifica, per quest’anno 2010, dell’affidamento della Chiesa di Noto a Maria, pronunciata dal nostro Vescovo,  mons. Staglianò, la sera dello scorso 31 maggio, subito dopo l’omelia della solenne Eucaristia concelebrata nell’ampia spianata soprastante il Santuario. E tutta l’assemblea orante dei fedeli con gli oltre 100 presbiteri e diaconi, nonché seminaristi e religiose, convenuti da tutti i vicariati della diocesi, assentiva a questo specifico affidamento a Maria, acclamando: “Salve Regina, Madre di Misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve! Mostraci il frutto benedetto del tuo seno, Gesù!”. Subito dopo il Vescovo deponeva ai piedi della bellissima statua  di Maria SS.Scala del Paradiso, le otto relazioni sintetiche, stilate dagli otto vicariati, con il coordinamento dei vicari foranei, per avviare un primo e graduale cammino di comunione fra le parrocchie, di cammino pastorale a rete, verso una immagine di Chiesa che rispecchi maggiormente la comunione trinitaria e pasquale, che salva l’umanità di ieri, di oggi, di sempre. Questa comunione fra le parrocchie –aveva sottolineato il Vescovo nell’omelia- è oggi più urgente che mai, per una più viva e concreta fedeltà della nostra Chiesa al progetto che Cristo ha su di lei; questa comunione pastorale in rete –ha aggiunto- richiede però una più alta e convinta “spiritualità evangelica di comunione” (cfr Novo Millennio Ineunte n.43), capace di superare le tentazioni disgregatrici dei nostri egoismi e delle nostre chiusure o antagonismi. Ecco, dunque, il gesto significativo ed ecclesialmente storico posto dal nostro Vescovo, assieme ai componenti rappresentativi dell’intera comunità diocesana, ai piedi di Maria, lo scorso 31 maggio, come già si era espresso a p.22 della terza lettera ai presbiteri “Come le corde alla cetra”. Che Maria SS. Scala del Paradiso e Madre dell’unità, aiuti la comunità diocesana a proseguire, con passo deciso e vigoroso, verso questo alto traguardo della comunione, invocata da Gesù stesso  al Padre la sera prima di morire, “perché il mondo creda” (cfr  Gv 17,21). È un traguardo che mons. Staglianò sta continuando a proporre con tappe successive sempre più concrete e che richiede il coinvolgimento di noi tutti, membri  dell’unica Chiesa di Cristo, guidati da Pietro e dagli Apostoli e dai loro successori.

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Contro la crisi, politiche sociali di qualità

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri e soprattutto di coloro che soffrono – ha ricordato il Concilio Vaticano II -, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e non c’è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (Gaudium et spes, 1). Sempre, ed ancor più in un tempo di crisi come quello che stiamo attraversando, sono tante le persone che bussano alle nostre porte: cerchiamo nell’immediato di rispondere con i Centri di aiuto e di ascolto, mentre con le opere della carità antiche e nuove abbiamo offerto ed offriamo a tutto il territorio segni concreti che aiutano a capire come si possono sviluppare percorsi di solidarietà e di promozione delle persone e della comunità.  Nell’imminenza dell’avvio dei nuovi Piani socio-sanitari di zona, mi sembra opportuno  ricordare la nostra disponibilità a collaborare in «opere e parole». Quanto alle opere della carità ecclesiale, esse sono nate e vivono grazie a tanta generosità, soprattutto di volontari. Anche per questo mi sembra doveroso che da parte dei Comuni sia prontamente corrisposto quanto spetta ai vari servizi, soprattutto nel caso di inserimenti residenziali e semiresidenziali, nella consapevolezza che le spese sociali devono avere la priorità su tutte le altre. Soprattutto, però, mi pare importante consolidare un lavoro in rete tra servizi socio-sanitari pubblici e privato sociale per accompagnare famiglie e persone in difficoltà in ottica promozionale e non solo assistenziale. Ancor più mi pare indispensabile un disegno complessivo delle politiche sociali – come quello richiesto dalla legge 328/2000 – che animi tutte le altre politiche e che renda le nostre città vere comunità. Da qui l’importanza dei processi partecipativi ed educativi che necessitano anche di un’adeguata riflessione e di una verifica. In quest’orizzonte la Chiesa offre la sua parola che orienta ad una «carità nella verità» perché, come ho avuto modo di ricordare lo scorso settembre presentando l’enciclica di Benedetto XVI, restino sempre centrali in ogni intervento la dignità della persona e il bene comune. Da qui anche il servizio che i nostri organismi pastorali, ad iniziare dalla Caritas diocesana e dall’«Osservatorio diocesano delle risorse e delle povertà», hanno offerto e continueranno ad offrire nel raccordo con reti più ampie, come quella coordinata dall’EcosMed, che si è condensata in dossier regionali e in pubblicazioni diocesane tese a cogliere nelle povertà una sfida a costruire “patti educativi” che affrontino il disagio sociale alla radice. Sono sicuro che – nella collaborazione leale e costruttiva tra pubbliche istituzioni, educatori, volontari, cittadini e Chiesa – potremo, da questo nostro territorio del Mezzogiorno d’Italia, ritrovare la forza per rilanciare una “agenda per la speranza” (tema della prossima “Settimana sociale dei cattolici”) ed uscire dalla crisi rinnovati come persone e come società.
 
+ Antonio, Vescovo

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