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Celebrata a Modica la Giornata mondiale del rifugiato

Anche la nostra diocesi quest’anno sta celebrando la Giornata mondiale del rifugiato, che si tiene in tutto il mondo il 20 giugno. Lo sta facendo con due momenti significativi. Anzitutto martedì 16 c’è stato un Convegno promosso dalla Caritas diocesana presso il salone di San Luca a Modica per ripartire dalle storie e dai volti. Evitando di tutto generalizzare, purificando il linguaggio. Non esistono extracomunitari o clandestini. Esistono eventualmente immigrati regolari e non regolari, definendosi questa situazione  a partire dalle leggi vigenti. Ma prima ancora esistono donne e uomini, esistono bambini (parte dei quali nati in Italia). Esistono anche dati precisi: come ha ricordato Vincenzo La Monica, referente regionale della Caritas per l’immigrazione, e come aveva anche sottolineato all’inizio del Convegno il Sindaco di Modica, Antonello Buscema, la città della contea ha una percentuale di immigrati (il 2,5%) che permette prove più facili di integrazione. E ci sono anche diverse sfaccettare dell’immigrazione – come ha ricordato la dott.ssa Mallemi responsabile dell’area immigrazione della prefettura – e ci sono vari motivi per cui si emigra. Per fame e miseria, ma anche perché perseguitati, perché coinvolti in conflitti. Secondo la nostra Costituzione c’è allora un preciso diritto, il diritto di asilo. Che si concretizza attraverso una rete di servizi (il sistema SPRAR), di cui ha parlato nel convegno la referente nazionale, dott.ssa Carolina Scoppola. Uno di questi centri è la Casa per donne rifugiate di Modica, gestita dal Comune di Modica e affidata alle cooperative “Il Dono” e “Don Puglisi”: qui donne provenienti da vari paesi dell’Africa portano con sé – come è emerso dalla testimonianza di una di loro – tanto dolore, tanta paura, tanta speranza. Per fuggire da guerre e persecuzioni hanno dovuto attraversare il deserto, hanno rischiato tante violenze, hanno visto tanti altri che non ce l’hanno fatta. Ora sono accompagnate per imparare l’italiano, essere assistite giuridicamente, inserite nel lavoro. Loro per prime si muovono spesso bruciando i tempi normali, come quando riescono in sei mesi ad imparare l’italiano o a superare gli esami di licenza media. Hanno molto da dare, umanamente e culturalmente. Ed ecco il secondo momento: una festa della Casa per donne rifugiate con i vicini di casa. Festa che sarà preceduta dalla proiezione del film “U stissu sangu – storie più a Sud di Tunisi”, che raccoglie alcune testimonianze con cui si ricostruire il viaggio di un migrante.
C’è stata anche la testimonianza del Coordinamento interassociativo di Pachino, a cui partecipa la Caritas, per mettere insieme gli sforzi di ogni ente. Dedicandolo a Abd El Kader Guellali, un migrante morto in mare, perché sia ricordato attraverso l’impegno a dare vita a molti. Cercando non solo di assistere, ma di integrare, di cercare per tutti pienezza di vita. “Siamo tutti migranti”, ha ricordato alla fine del Convegno il nostro Vescovo Mons. Staglianò. “Per statuto: da quando nasciamo… Per questo occorre ritrovarsi nella comune umanità, per questo occorre superare ogni mentalità mercantilistica e ritrovare nella solidarietà la verità della vita e della storia. Senza mai settorializzare i problemi, pensando sempre integralmente a tutto l’uomo, che Gesù di Nazaret, entrando nella nostra storia,  ha mostrato come può risplendere in tutta la sua bellezza”. Ecco allora la Giornata del rifugiato: un invito a diventare tutti più umani. E per i cristiani – ha ancora sottolineato il Vescovo – un invito ad essere cristiani veri, riconoscendo nel fratello che soffre il Signore e contrastando la logica del ricco Epulone che non si accorge di Lazzaro.

La Caritas diocesana di Noto 

Il nostro Vescovo ha compiuto 50 anni. Auguri!

Il 14 giugno Mons. Staglianò ha compiuto 50 anni e numerosi sono stati coloro che hanno mostrato in diversi modi la stima e l’affetto per il proprio pastore formulandogli i tanti auguri che gli sono arrivati per via mail, sms, etc. Il Vescovo intende ringraziare tutti con un suo personale pensiero che vi riportiamo:

Carissimi e carissime,

grazie per gli auguri. Il tempo passa e si consuma, ma l’Eterno si avvicina e ci coccola con le sue promesse di gioia e di felicità definitive. Noi passiamo nel tempo per poter essere, alla fine del passaggio, sempre vivi e pienamente gioiosi in Dio , nel suo Paradiso. In Gesù ormai il tempo non ha più scampo: l’Eterno lo ha incontrato e lo riempie per sempre, nel sempre. Inoltre Gesù è risorto, cioè la sua Pasqua (= passaggio) ci fa certi che il tempo non è più vuoto. Trascorrerlo cristianamente significa passare da pienezza in pienezza di vita. Basta con i “passatempo”, viviamolo invece il nostro tempo. E se ogni istante sarà come se fosse l’ultimo, allora vorremmo viverlo nella pienezza dell’amore, perché alla fine del passaggio totale del nostro tempo l’Amore in pienezza ci accoglierà e ci riempirà e ci farà esplodere (im)perdutamente di gioia e di bellezza.

Grazie di cuore, con affetto
+ Antonio

Il Vescovo ad Ispica intervistato alla Radio

Monsignor Antonio Staglianò nei giorni 2/3/4 giugno è stato in visita pastorale ad Ispica. In uno dei tanti appuntamenti che lo ha visto impegnato nella tre giorni ispicese, è stato ospite di Radio Dimensione Musica. Attraverso i microfoni della radio ha avuto modo di dialogare con la città. Erano presenti in studio, oltre al Vescovo, anche i rappresentanti di vari gruppi laicali che operano nella comunità cittadina. Un momento di confronto molto apprezzato e seguito da migliaia di radioascoltatori. Tantissimi coloro che attraverso il sito internet dell’emittente hanno seguito la trasmissione dal nord Italia e dall’estero.

Il Vescovo di Noto sta mostrando in qiuesti pochi mesi tra noi una grande attenzione e sensibilità per i mezzi di Comunicazione Sociale. Alla Radio Monsignor Staglianò ha focalizzato parte degli interventi sui giovani, vera speranza di una società che deve ritrovare i valori della famiglia.  Al termine della trasmissione i giovani dell’emittente hanno regalato al Vescovo un libro che racconta la storia di una famiglia ispicese, che nei momenti di difficoltà si affida ad uno dei componenti la stessa diventato sacerdote. All’interno del volume sono presenti foto storiche, alcune delle quali ritraggono momenti delle processioni come quella del Venerdì Santo e del Cristo con la Croce.  Ovviamente non potevano mancare le foto ricordo per suggellare uno dei momenti più emozionanti vissuti in radio che in parte pubblichiamo a corredo di questo articolo.

La Redazione di questo sito web ringrazia Radio Dimensione Musica e si augura di poter collaborare nuovamente con loro nel prossimo futuro. 

Buon Lavoro!

Il 7 giugno 2009 Mons. Staglianò in visita a Piacenza

Il consolato Netino S. Corrado ha accolto con gioia la notizia che il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, accogliendo l’invito del vescovo, Mons. Gianni Ambrosio, si recherà nella città di Piacenza, per amministrare il sacramento della Confermazione nella chiesa parrocchiale S.Corrado Confalonieri. Dopo una veloce consultazione con gli amici netini del Nord, è stato diramato l’invito a tutti gli aderenti al Consolato affinché siano presenti a questo evento straordinario. Attraverso “il sito web diocesano” l’invito viene esteso, altresì, a tutti gli abbonati a “La Vita Diocesana” residenti nel Nord Italia.
L’appuntamento è per Domenica 7 Giugno presso la parrocchia S. Corrado al Quartiere Duemila.

Il programma prevede un saluto al vescovo di Noto (alle ore 10.30) nei locali della parrocchia. Seguirà la celebrazione dell’Eucaristia (alle 11.30). Nel pomeriggio sarà possibile partecipare alla visita guidata ai luoghi di S.Corrado. Un legame, questo,  che il Vescovo piacentino Mons. Gianni Ambrosio, grande amico del suo confratello di Noto, ha auspicato possa essere coronato da un patto di gemellaggio fra le due Chiese.


Note tecniche:

Per chi desidera partecipare al pranzo (25€ per gli adulti), potrà telefonare a Mons. Ponzini: 339.8653895, o (nelle ore serali) 0523.388884; oppure al Colonnello Salvatore Battiato – Piacenza- Tel. 0523.335531

Si è conclusa la V GDG 2009 a Pozzallo

Vai alla sezione dedicata alla GDG Pozzallo Live 2009 >>

Sabato 30 maggio a Pozzallo si è svolto l’evento tanto atteso dai   giovani della nostra diocesi, la quinta giornata dei giovani.  Un anno di preparazione, una anno di aspettative.
 È stato l’evento degli eventi, celebrato nel cuore della notte giovane di Pozzallo, per dare testimonianza della nostra fede sino agli estremi confini della terra.
È stato un evento eccezionale perché è stato il primo incontro ufficiale del nostro Vescovo con i giovani, giovane  tra i giovani, ai quali  ha detto: “Non valiamo per quello che abbiamo, per le vostre tasche, ma per Lui, per Dio, valiamo per quello che siamo, persone umane”. Proseguendo il vescovo ha affermato con passione e forte calore umano: “è la nostra bellezza che dobbiamo coltivare. Noi dobbiamo essere capaci di seguire il dono della vita sino a morire. Impariamo l’Amore, l’A-morior, perchè l’amore è l’esperienza che nega la morte, infatti l’amore è più forte della morte. Il Vescovo ha concluso con un motto che è piaciuto tanto ai giovani: “seguite Gesù Cristo e dite no a Narciso”.
È stata la nostra veglia di Pentecoste celebrata nell’agorà dei giovani  di Pozzallo , Piazza delle Rimembranze, dove i giovani si incontrano abitualmente ogni sabato.
E’ stata la più bella conclusione del mese Mariano. Ed è stato l’evento conclusivo  del triennio dell’agorà dei giovani Italiani.Triennio bellissimo ed entusiasmante che ci ha insegnato ad ascoltare i giovani, ad annunciare Cristo, a comprendere che il Vangelo per essere buona notizia deve diventare cultura, la nostra cultura, il nostro linguaggio.Da qui nasce  il tema della giornata che ci ha accompagnato quest’anno in tutti i nostri appuntamenti pastorali diocesani e vicariali  : “ noi e paolo discepoli senza confini”, in sintonia con l’anno paolino e con il tema  della GMG di Sidney  “ fino agli estremi confini della terra”. I protagonisti sono stati i giovani anche con la presentazione dei cortometraggi, realizzati proprio da loro per filmare la propria fede.
Alle ore 19,00 l’intervento di fra Massimo Cavalieri ha incantato i giovani con grande maestria ed arte da vero oratore: “Paolo era una persona sicura. L’insicurezza fa parte della vita. La vita si spezza.” Una raffica di domande rivolte ai giovani – “La vita non è quella che sogni? Qual’è la realtà? Come deve essere la felicità?” – Gli ideali ti distruggono o distruggono la vita degli altri? – ha detto fra Massimo – Gli ideali che TU insegni ti fanno vedere la vita come non è. Ci sono rapporti dove non si capisce chi si ama. No ad Internet usato male, ferisci l’amore quando no sa presentare l’Amore. Quante volte noi in nome dell’amore uccidiamo l’amore, come Paolo, che aveva una relazione idolatrica con Dio prima del suo incontro con Lui – ha proseguito ancora dicendo con forza – Non riducete la Fede a Religiosità. Il Dio vero, che ci ama, che ci viene incontro, ci cerca dove siamo. Ti visita facendo verità. Diciamo si alle relazioni autentiche. Portando la sua personale esperienza fra Massimo suggerisce ai giovani – Ho trovato il senso della mia vita: Servire! Incontrando Gesù ho cambiato la mia vita, ho imparato ad amare le persone non per quello che hanno ma per quello che sono. Per essere Testimoni di Cristo devi evere il coraggio di Riconoscere Dio in qualsiasi momento. La Croce fa la verità. Siamo chiamati ad essere ad essere Gesù Cristo, non uno senza identità, ma figli prediletti. Bisogna avere un’autenticità nei rapporti d’amore perchè l’amore è affascinante e lascia senza parole.
Davvero imprensionante il modo con il quale ha parlato ai giovani pe circa un ora intera senza stancarli. Bravo fra Massimo!!!

 

 

Pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo

A conclusione dell’Anno giubilare Paolino e dell’anno pastorale diocesano dal tema: “Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo”, dal 4 al 12 agosto 2009 avrà luogo il Pellegrinaggio diocesano in Turchia con la presenza del nostro Vescovo Mons. Staglianò, aperto a tutti. Per l’organizzazione l’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi ha scelto insieme al Vescovo il Tour operator Opera Romana Pellegrinaggi. Le prenotazioni vanno fatte entro il 2 giugno. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere a don Mario Martorina chiamando lo 0932-905844. All’atto della prenotazione bisogna corrispondere l’anticipo di € 350,00, mentre il saldo verrà corrisposto entro il 03-07-2009.
Ripercorrere i passi di S. Paolo nelle terre di Turchia rappresenta un pellegrinaggio verso le origini della diffusione del cristianesimo, per capire le caratteristiche del primo sviluppo della parola di Gesù in Asia Minore ed i modi poi attraverso i quali è giunta in Europa. Può diventare allora molto suggestivo ripercorrere le tappe della vita di S. Paolo e del suo apostolato.
In Turchia si incontrano anche i luoghi in cui Giovanni Evangelista si è recato con Maria ed i luoghi in cui ha scritto le pagine del suoVangelo.
Sempre in questa zona troviamo le vestigia di quelle città in cui si sono svolti i primi concili ecumenici; tracce di una vita monastica millenaria ed i luoghi che hanno ispirato le meditazioni e la preghiera dei primi Padri della Chiesa.
E’ esperienza molto affascinante trovare le tracce del cristianesimo nascente in mezzo ad una stratigrafia culturale che ha assorbito i popoli più diversi.
La Turchia ha conosciuto Hittiti, Frigi, Lidi, Persiani, poi successivamente Greci, Romani, Bizantini, Arabi…ed ognuno di questi ha lasciato nei paesaggi di questa terra segni del proprio cammino di conoscenza.

Scarica il programma dettagliato del Pellegrinaggio in PDF >>

 TARSO
Paolo stesso dice di sé “io sono ebreo, nato a Tarso, una città abbastanza importante della Cilicia” Al tempo della sua giovinezza, Tarso era una città dalla fiorente vita culturale. E’ questo il luogo in cui è nato Paolo ed in cui ha passato la sua giovinezza, anche se poi approfondì i suoi studi a Gerusalemme. Nel territorio attorno ancora si vedono le caratteristiche capre nere, conosciute nell’antichità per i tessuti di cilicio: Paolo stesso nella sua giovinezza era fabbricante di tende. Esite una tradizione iconografica che rappresenta S. Paolo come tessitore – in questo caso, in senso metaforico -: curava le relazioni e diffondeva la Parola attraverso i suoi dialoghi e le sue lettere, proprio come quando un tessitore cura l’ordito e la trama…così  Paolo si avvicinava all’incontro con le altre culture e con ogni uomo che incontrava nel suo cammino.
A Tarso ritroviamo le vestigia della casa natale dell’apostolo, ma anche i luoghi in cui si è ritirato in solitudine nel momento in cui la sua vita a Gerusalemme era in pericolo: ed ecco i giardini e le cascate del fiume Cidno, dove probabilmente si è raccolto in preghiera. Poi il silenzio nella vita a Tarso fu rotto dall’arrivo di Barnaba che invitava Paolo a recarsi presso la giovane comunità d’Antiochia.

SMIRNE
Izmir, l’antica Smirne, città natale di Omero, antica colonia eolica, presenta ancora le vestigia del suo passato ellenistico e romano. Ma quali sono in essa le tracce del passato cristiano?
La comunità cristiana di Smirne era una delle prime chiese in Asia Minore ed una delle sette chiese cui sono indirizzate le lettere dell’Apocalisse di S. Giovanni.
A Smirne fu vescovo Policarpo, figura dalla personalità particolarmente affascinante; con questa chiesa giunse a contatto Ireneo, considerato studioso di particolare rilevanza, a contatto con l’Oriente e l’Occidente, con la sua fede corroborata dall’esperienza delle chiese arcaiche dell’Asia.

EFESO
Ai tempi di Paolo, Efeso si trovava sul mare, città centrale dell’Asia proconsolare romana e porto fiorente dell’Asia Minore. L’ambiente culturale e religioso era il frutto dell’innestarsi delle culture ionica, persiana, ellenistica e romana sulla base sociale indigena dell’Anatolia. Efeso era fondamentale  meta di pellegrinaggio per il culto della Dea Madre, Cibele, Artemide tra i greci e Diana tra i romani. Da tutti i territori dell’Asia Minore provenivano i pellegrini che si recavano al suo santuario.
Ed oggi su un’altura suggestiva, il monte Bubul Dagi, si trova la ‘casa della Vergine’, divenuta poi chiesa della ‘dormizione’ di Maria (questo è un tema iconografico  molto diffuso in Oriente: Maria non è morta, ma si è solo addormentata profondamente, per poi essere successivamente assunta in cielo – sulla base di una certa tradizione la dormizione sarebbe avvenuta sul monte Sion, secondo un’altra invece, sarebbe avvenuta ad Efeso, dove Maria sarebbe stata portata da Giovanni, cui era stata affidata da Gesù): le tracce archeologiche sono difficili da rintracciare, ma si respira tutto il mistero della donna che fu Madre di Dio. E’ qui che Maria probabilmente seguì il discepolo Giovanni; è qui che nel 431 il III concilio ecumenico proclamò Maria Theotokos, cioè Madre di Dio; e quassù che Giovanni Paolo II è venuto come pellegrino.
In questo luogo, già meta di antichi pellegrinaggi, S. Paolo proclamò il Vangelo, generando grande scalpore: arrivò qui per la prima volta dal mare, da Corinto, insieme ad Aquila e Priscilla, e vi tornò poi nel suo terzo viaggio, rimanendovi per poco meno di tre anni. Inizialmente predicò nella sinagoga, poi nella scuola di Tiranno ed intrecciò un dialogo, profondo e paziente con gli uomini del luogo. Da Efeso Paolo, fortificato nella sua predicazione dall’esperienza, si recò ad evangelizzare altre parti del mondo.
‘In principio era il Logos’, così scrive Giovanni all’inizio del suo Vangelo, alla cui stesura sembra si dedicò proprio qui ad Efeso: Eraclito, cinque secoli prima aveva parlato del Logos come ragione eterna presente nello spirito dell’uomo, di cui però l’uomo è inconsapevole. Giovanni ad Efeso proclamerà Gesù il Verbo di Dio. Sull’Acropoli si venerano oggi le spoglie di S. Giovanni Evangelista nella Basilica fatta erigere da Giustiniano nel VI sec.

ISTAMBUL
L’antica Bisanzio, poi Costantinopoli, conserva intatto tutto il suo fascino. Costantino la inaugurò come novella Roma nel 330 d.C. e tentò di unificare le diverse culture attraverso il Cristianesimo, nel 381 fu indetto il secondo concilio ecumenico. Con Giustiniano l’impero romano si identifica con l’ecumene cristiana: fu proprio quest’imperatore a far erigere la splendida Basilica di S. Sofia, che segnò l’inizio di quell’arte nuova che diventerà poi peculiare di questa area. “Chi ha visto la chiesa di S. Sofia a Costantinopoli e si è lasciato stupire da ciò che lì si rivela, sarà per sempre arricchito da una nuova comprensione del mondo in Dio, della Sapienza divina stessa”. Così scriveva Bulgakov e davvero la Basilica colpisce per il suo splendore e per la bellezza della Vergine , la Theotokos, rappresentata nell’abside. La stessa bellezza che emana dal Pantocrator, il Signore, re dell’universo, presente nella chiesa di S. Salvatore in Chora (questa denominazione si riveste di diversi significati: “in chora”, perché la chiesa è situata in campagna, ma chora anche nel senso di terra e grembo, per l’iscrizione sotto il mosaico che indica in Gesù la terra dei viventi e  per il mosaico che presenta Maria, grembo dell’Incontenibile). A Costantinopoli vissero grandi uomini della chiesa: Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo (“bocca d’oro”) ne furono vescovi; Gregorio Magno visse insieme ai suoi monaci nel VI sec nella Domus Placidiae.

 


DUE NUOVI DIACONI NELLA CHIESA NETINA

La nostra Chiesa Diocesana giorno 23 Maggio si allieterà per l’ordinazione diaconale di due suoi figli: Salvatore Bella e Michele Iacono, seminaristi, che saranno ordinati Diaconi in vista del Presbiterato da Mons. Staglianò che per la prima volta conferisce l’Ordine sacro come XI Vescovo di Noto.
Il diacono è ordinato ” non per il sacerdozio ma per il ministero” (Lumen Gentium 29), anche se nel caso dei seminaristi il loro diaconato è transeunte, cioè in vista del presbiterato. Il ministero del diaconato serve nello stesso stile di Cristo, grazie a un carisma speciale dello Spirito Santo. “Diacono” è appunto colui che, nell’ambito della comunità cristiana, si fa “servo” modellandosi su Gesù Cristo che ” non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Siamo sicuri che Salvo e Michele troveranno il senso autentico del ministero che stanno per assumere in queste parole di Gesù.
Diventare diaconi infatti vuol dire abbandonare la logica di questo mondo  – incentrata sull’affermazione del proprio io – per adottare quella di Dio – incentrata sul dono di sè per il bene degli altri.
Mons. Tonino Bello infatti diceva: “Il diacono è colui che deve sollecitare, stimolare il servizio di tutta la Chiesa… Lui è il segno provocatore, colui che fa di sè una provocazione. Come quelle persone che disturbano i sogni degli altri. Lui è il segno provocatore del servizio di tutta la comunità”.
Disponendo il nostro animo a partecipare con emozione e gioia al rito dell’ordinazione diaconale di Salvo e Michele, chiediamo al Signore per tutti noi e in modo speciale per questi nostri fratelli il dono del suo Spirito, perchè ci dia la forza di essere autentici servitori dei nostri fratelli per amore di Cristo e per l’edificazione della sua Chiesa, sull’esempio di Maria SS., donna di autentica carità, che nella Chiesa di Pozzallo viene venerata con il titolo di Madonna del Rosario.
A Lei chiediamo preghiera e intercessione per le vocazioni di speciale consacrazione, alla vita religiosa, appunto al diaconato e al presbiterato.

DAL SANTUARIO DELLA SCALA: ASCENDERE FINO A TOCCARE DIO

Anche quest’anno con il nuovo Vescovo Mons. Staglianò si è celebrato il tradizionale Pellegrinaggio diocesano al Santuario Maria SS. Scala del Paradiso. La processione ha avuto inizio all’altezza della prima curva lungo la Via Sacra con la presenza del Vescovo alle ore 17,30. A seguire celebrazione eucaristica con inizio alle ore 18,30 nella spianata alle spalle del santuario. Durante l’omelia il Vescovo ci ha ricordato che “ se a noi è dato di ascendere a Dio per mezzo di Maria Scala del Paradiso, Lui il Signore discende per divenire simile a noi”. Numerosa e attenta è stata la partecipazione del popolo di Dio al quale il Vescovo si è rivolto esortandolo ad imitare Maria Scala del Paradiso come icona di una vita purificata. “La devozione a Maria – ha detto il Vescovo – divenga purificazione di tutte quelle forme religiose che ci allontanano da Dio e da quei calcoli umani che possono diventare molto spesso dissidi o litigi tra noi uomini”. Una parola è stata detta anche sulle parrocchie che il Vescovo stesso ha definito come “tende” di un popolo di Dio che non è “massa amorfa”, ma comunione di cuori aperti alla missione. Poi ha invocato la Vergine chiedendogli di guardare alla nostra vita e di accoglierci nel suo grembo per divenire figli nel suo Figlio. A conclusione Mons. Staglianò ci ha ricordato alcune priorità pastorali per il futuro come la pastorale vocazionale ed è per questo che ha invitato tutti i giovani delle nostre parrocchie a partecipare alla V Giornata diocesana dei Giovani  che si terrà il 30 Maggio a Pozzallo.

 

Visita Pastorale del Vescovo a Scicli. Grande entusiasmo e spinta in avanti

Con l’incontro coi membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali del Vicariato, si è conclusa la prima visita pastorale del Vescovo a Scicli. Un incontro, come tutti gli altri del resto, vissuto in modo colloquiale e sereno, incentrato sulle esigenze della evangelizzazione e della pastorale, con un particolare sguardo al bisogno di riconsiderare la pietà popolare, purificandola dagli elementi più legati al folklore che alla fede, attenti anche alla dimensione della carità, che è proprio lo specifico del cattolicesimo.
La visita si era aperta sabato 3 maggio, anzitutto con l’incontro del clero, presbiteri e diaconi, per un saluto e una presentazione di ognuno e delle modalità di svolgimento del proprio ministero. E’ stata anche l’occasione per una riflessione sul ministero ordinato e le sue priorità.
Il sabato pomeriggio, è stata la volta poi della consulta delle aggregazioni laicali: il saluto del vescovo è stata l’occasione per ricordare l’impegno dei laici di animazione delle realtà temporali, essendo questo proprio lo specifico di associazioni, gruppi e movimenti di ispirazione ecclesiale.
Dopo la visita agli ammalati all’ospedale Busacca di Scicli, specie degli anziani ricoverati, il momento più alto è stato vissuto nella concelebrazione eucaristica con tutti i parroci e le parrocchie di Scicli presso il Santuario cittadino di Santa Maria la Nova. Qui il vescovo, nell’omelia, ha richiamato l’icona del Buon Pastore come segno del ministero episcopale da cui discende l’esigenza di riconsiderare l’appartenenza di ciascuno al “gregge” ecclesiale nella comunione e nella testimonianza evangelica.
La domenica sera i giovani delle parrocchie di Scicli hanno avuto l’opportunità di far festa insieme al Vescovo presso il salone del Carmine: a questi il vescovo ha richiamato la bellezza dell’essere giovani e la bellezza della vita di fede come incontro col Risorto, una vita che certo richiede impegno ma che insieme è fonte di gioia.
Lunedì infine il saluto del vescovo al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale di Scicli, presso l’aula consiliare del Comune di Scicli, è stata l’occasione per una riflessione sul vero senso della laicità, declinata come interesse per l’uomo: l’appello del vescovo è stato per lavorare insieme, comunità ecclesiale e stituzioni civili appunto per il servizio dell’uomo.
Certo in tre giorni non si possono affrontare e risolvere tutti i problemi, ma certo il saluto del vescovo, ad un mese dal suo ingresso in diocesi, giacchè anzitutto solo un saluto voleva essere, è stata l’occasione per ricordare a tutti che l’impegno per l’annuncio del vangelo resta imprescindibile per la comunità cristiana.  

Mons. Staglianò al simposio su S. Anselmo a Roma

La ricorrenza del IX centenario della morte di S. Anselmo (nato ad Aosta nel 1033 e morto a Canterbury nel 1109), è stata e continua ad essere celebrata attraverso molte iniziative culturali, in Italia come all’estero, al fine di ricordare e meglio approfondire il pensiero di questo grande teologo e pastore cristiano. Per la rilevanza e la qualità dei promotori, dei relatori e dei partecipanti è da segnalare il simposio organizzato dal Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma il 21 e 22 aprile scorsi, al quale ha partecipato, in veste di conferenziere, il nostro vescovo Mons. Antonio Staglianò.  Acuto e fine studioso di S. Anselmo (ricordiamo che è autore de: La mente umana alla prova di Dio. Filosofia e teologia nel dibattito contemporaneo sull’argomento di Anselmo d’Aosta, EDB, Bologna 1996, testo di imprescindibile riferimento nel panorama della bibliografia specializzata sugli studi anselmiani), ha presentato al vasto e competente uditorio una lezione su: Preghiera e argomentazione filosofica nel Proslogion di Anselmo d’Aosta (disponibile sul nostro sito www.diocesinoto.it). Il Proslogion, composto tra il 1077 e il 1078, l’opera probabilmente più conosciuta del santo arcivescovo di Canterbury (insieme al Monologion e al Cur Deus homo), rappresenta indubbiamente uno dei testi più significativi della filosofia e della teologia medievale ma, più in generale, rimane una pietra miliare nella storia del pensiero occidentale. Deve la sua fama alla celebre prova dell’esistenza di Dio, nota come argomento a priori o – dopo Kant, per quanto impropriamente – argomento ontologico. Senza entrare nei dettagli della dimostrazione, impresa ardua per lo spazio ristretto qui a disposizione, onde evitare di abbassare l’altezza speculativa dell’argomento anselmiano (che ha comunque suscitato da quando è stato concepito ai nostri giorni un inarrestabile flusso di dibattiti, prevalentemente filosofici, sulla pertinenza logica del medesimo), diciamo sinteticamente che, per detta prova, l’esistenza di Dio risulta immediatamente chiara ed evidente alla mente solo grazie all’esercizio cor-retto della ragione che, al termine della sua riflessione, ammetterà tale esistenza addirittura come necessaria, non semplicemente come auspicabile o – come qualcuno per contro vorrebbe leggervi – il prodotto finito di una proiezione ideale. Dio viene concepito da Anselmo (in quella fase di esercizio della ragione che presuppone sì la fede ma non la chiama anzitempo in campo, quasi “strumentalizzandola” al fine di credere) come Colui del quale non si può pensare niente di più grande (id quo maius cogitari nequit). In breve: “Ciò di cui non è possibile concepire nulla di maggiore” (=Dio) non può esistere soltanto nell’intelletto, come una pura idea, ma deve esistere anche nella realtà. Infatti se ciò di cui nulla si può pensare di più grande esistesse solo nella mente, si potrebbe sempre concepire un altro essere esistente oltre che nella mente anche nella realtà maggiore del primo pensato. Ciò significa che id quo maius cogitari nequit sarebbe in effetti ciò di cui si può pensare il maggiore, il che è evidentemente contraddittorio con la premessa della perfezione divina. Per cui Dio esiste necessariamente non solo nell’intelletto del credente ma anche nella realtà esterna a tale pensiero. L’esito felice di questa “scoperta” – che per alcuni nasconderebbe tuttavia un inghippo logico – non deriva allora da un acritico e cieco fideismo, ma dal movimento intelligente della ragione che si scoprirà – anch’essa – già “capace” di Dio. È qui che Anselmo fa emergere – ed è l’aspetto che più ci interessa – lo stile e il metodo del grande pensatore quale è stato. Riprendendo e riformulando il programma agostiniano del credo ut intelligam, Anselmo – se così possiamo esprimerci – ha già risolto il dilemma moderno della impacciata, per non dire impossibile, conciliazione delle istanze della fides e di quelle della ratio. Secondo questa armonica visione sembra anzi non possano darsi da sole senza perdere ciascuna qualcosa della propria natura. Certo – come qualche critico ha sostenuto – questo “nome” di Dio potrebbe sembrare arido ed infelice: nessun rimando apparente al Dio “Amore”, nessuna tensione “emotiva” verso la sublimazione agapica dell’essere. Anche gli altri due nomi divini (summum omnium e maius quam cogitari possit), che compaiono pure nel Proslogion, sembrano subire la stessa resistenza affettiva. Ma il fine dell’argomento e dello scritto non è anzitutto di natura fervoristico-devozionale. Esso – come ha sottolineato Mons. Staglianò nella sua conferenza – non ha intenzione di “portare il non credente alla fede, ma all’intelligenza”, senza che questo itinerario impoverisca ma, anzi, avvalori l’aspetto più autenticamente affettivo della speranza certa della ricerca e della gioia gustata a meta raggiunta. Nel metodo utilizzato nella ricerca teologica, Anselmo ha fatto pertanto dell’uso di ragione non un elemento secondario o di supporto (ancillare), ma un vero e proprio criterio induttivo nell’intelligenza di ciò che già si crede, si spera, si ama. «Anselmo crede, ma vuole capire ciò che crede. Assertore di un profondo legame tra fede e intelligenza, egli apre il dialogo con il “non credente” e con l’infedele, sicuro che la mente umana dischiude un itinerario di intelligenza praticabile a chiunque usi la ragione in modo onesto. Perciò egli non teme di riflettere razionalmente pregando il suo Dio: non ha timore di approntare una prova razionale dell’esistenza di Dio nell’invocazione della grazia che deve illuminarlo nel cammino della sua scoperta. La fede viene al pensiero. Il pensiero non disdegna di avanzare nella fede stessa» (A. Staglianò). In Anselmo perciò è già attuato il dialogo tra fede e ragione, tra rivelazione divina e logica umana, dialogo che ultimamente è capacità della fede di “cogliere la sua coerenza a priori”. La ricomposta unità e identità tra il Dio creduto per fede e il Dio trovato per via razionale, è comunque preceduta e seguita da una preghiera – ed è qui l’altro punto focale della relazione di Mons. Staglianò – che manifesta da una parte il desiderio di cercare e dall’altra l’abbandono alla gioia di aver trovato ciò che l’intelligenza cercava. Ecco perché il Proslogion non è soltanto un’opera teologica o filosofica. La preghiera, in un orizzonte mistico ancora da rivalutare nella sua reale portata, è il punto di forza sul cui perno si misura la stessa capacità della ragione di attendere al suo impegno e al suo dovere. Nel Proslogion pertanto – come ha osservato il vescovo – il criterio “sola ratione” non indica il suo isolamento nell’autosufficienza paga di sé, ma si inserisce in una prospettiva globale dove tutte le componenti umane, che partano dal desiderio della conoscenza e della ricerca della verità per giungere all’esperienza della contemplazione, trovano il loro autentico compimento. «Nessuno potrà così accusare Anselmo di “criptomania” – conclude Mons. Staglianò – rispetto alla sua fede, con l’obiezione che la sua ricerca, volutamente razionale, presuppone invece metodicamente la fede, estromessa solo nelle dichiarazioni verbali. […] La preghiera di ringraziamento dopo il felice esito della prova stabilisce l’inesorabilità dell’intelligenza anche se non si volesse credere: “Ti ringrazio, Signore buono, ti ringrazio perché ciò che prima ho creduto per tuo dono, ora per la tua illuminazione lo comprendo in modo tale che, se non volessi credere che tu esisti, non potrei non comprenderlo”(Anselmo)».