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AVVENTO 22 – LA RACCOLTA CARITAS

L'invito alle comunità della Diocesi è di rivolgere la propria sensibilità al Convento di Santa Maria di Gesù dei Frati Minori di Ispica

Per la raccolta dell’Avvento di fraternità la nostra sensibilità sarà rivolta  al Convento di Santa Maria di Gesù dei Frati Minori di Ispica e al loro servizio a favore dei fratelli migranti che vengono a visitare il nostro territorio in cerca di aiuto e sostegno.

Come donare

Oltre alla raccolta domenicale nelle comunità parrocchiali, sarà possibile anche donare attraverso il conto corrente bancario presso Banca Agricola Popolare di Ragusa, intestato a Caritas Diocesana di Noto. Iban: IT22A0503684480CC0180032790 – Casuale: Raccolta Avvento di fraternità 2022.

 

Ecco, a proposito, una lettera dei Frati per capire, in profondità, la loro perseverante e accogliente azione quotidiana e la fede che la ispira.

Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?»”. (Lc 10,33-36).

  1. Con questa icona evangelica ci presentiamo come fraternità di evangelizzazione dei frati minori di Sicilia, in Ispica. Una casa per le Missioni e l’Evangelizzazione che in questi anni, guidata dallo Spirito Santo, ha saputo docilmente modellarsi e adattarsi a quella forma che il Vangelo ha ispirato giorno dopo giorno, volto dopo volto: incontrato, accolto, conosciuto e salutato. Esperienza ricca, faticosa ma sempre creativa nell’annuncio della buona notizia, unico movente che ci ha tenuti uniti alla voce di Colui che ci ha costituiti fraternità. Oggi rivolgiamo a tutti voi fratelli e sorelle della Chiesa di Noto la nostra piccola testimonianza.
  2. Sentiamo forte il passaggio epocale che la storia dell’umanità sta attraversando e che, in piccolo, sta coinvolgendo la nostra fraternità lasciandola sulla soglia di una identità che va definendosi. Due i pilastri sorreggono l’architrave della nostra fraternità segnata dal sangue del redentore, pilastri che restano saldi e chiari ad ogni fratello che qui vive: la solidità della vocazione ricevuta e la bellezza profetica della fraternità, con la porta aperta all’esterno dove il buon Pastore continua a bussare e a raggiungerci attraverso quelle pagine di vangelo che ogni fratello pellegrino nel mondo porta in sé.Frati Minori di Ispica - Incontri per l'integrazione
  3. Assistendo al continuo e tragico flusso migratorio nel nostro mare mediterraneo, avendo vissuto, anche noi, l’esperienza lunga e dolorosa della pandemia, testimoni di una storia che mostra segni di regressione, la nostra fraternità continua a porsi in ascolto per trovare la risposta all’azione dello Spirito che ci interpella attraverso il mandato che il Cristo Risorto rivolge ancora oggi nei nostri cuori. Ne troviamo attuazione nell’accoglienza degli uomini in cammino che abbiamo incontrato durante questi tre anni. Facciamo esperienza di evangelizzazione “ad extra” poiché il nostro carisma ci chiama a stare tra la gente e ad “intra” poiché gli ospiti in viaggio che vivono con noi nutrono il nostro cammino di sequela.
  4. L’icona evangelica del Buon Samaritano, come dicevo prima, è ispiratrice per la fraternità. Ci riconosciamo nella figura del malcapitato soccorso da uno straniero che “era in viaggio”. Abbiamo, concretamente, fatto esperienza dello straniero che si accosta e ci visita bussando alla nostra porta, portando con sé il Vangelo della salvezza. Davvero, ciascuno dei nostri ospiti è stato portatore di un Vangelo incarnato nelle vite dell’uomo. Ci siamo così accorti che il Vangelo ci è arrivato dentro casa, un Vangelo senza l’etichetta di “migrante”, un Vangelo che contempla l’uomo in viaggio nella sua totalità e che sempre lo riconosce come portatore di salvezza.
  5. L’armonizzazione dell’annuncio del Vangelo tra le mura del convento con l’accoglienza e l’annuncio in strada tra la gente ci ha immersi nella bellezza dell’essere minori e non detentori di un messaggio. Riconosciamo, infatti, come molto spesso questo messaggio di Salvezza ci anticipa e porta in sé quel seme della Parola di Vita che il Seminatore ha già seminato prima del nostro arrivo.  Così, Evangelizzati dai fratelli che ci hanno visitato, riscopriamo la fatica di abbandonare la logica del fare per riscoprire la modalità di un annuncio semplice ed essenziale, vissuto nella preghiera, nella minorità e nella fraternità tra la gente, e nel riscoprirci testimoni del Vangelo che ci ha inseriti nell’eccedenza della misericordia di Dio.

 

AVVENTO 22 – UN’ATTESA #maisenzalaltro

Carissimi,

in questo Avvento di fraternità risuonano ancora forti le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione del Giornata mondiale dei poveri, lo scorso 13 novembre: «Se vogliamo che la vita vinca sulla morte e la dignità sia riscattata dall’ingiustizia, la strada è la Sua: è seguire la povertà di Gesù Cristo, condividendo la vita per amore, spezzando il pane della propria esistenza con i fratelli e le sorelle, a partire dagli ultimi, da quanti mancano del necessario, perché sia fatta uguaglianza, i poveri siano liberati dalla miseria e i ricchi dalla vanità, entrambe senza speranza».

“Spezzando il pane della propria esistenza con i fratelli e le sorelle”: ecco come vogliamo vivere questo tempo di Avvento, momento di attesa vigile e premurosa, di preparazione, di accoglienza, di attenzione e condivisione.
Per quest’anno abbiamo pensato a semplici spunti che si collocano nel generale cammino sinodale di Chiesa che stiamo già vivendo. Attraverso queste quattro azioni, quotidiane e feriali, vogliamo dire, insieme: “Mai senza l’altro”, riprendendo il titolo di un testo del gesuita Michel De Certeau, andando a indagare  la dimensione essenziale del riscoprirsi fratelli. Nella prefazione del libro, Enzo Bianchi scrive: «La sofferenza e la fatica della ricerca dell’unione nella differenza permangono, ma la tragedia incombe sull’uomo soltanto quando rinuncia all’altro e se ne separa. Gli altri non sono l’inferno: sono la nostra beatitudine su questa terra».

Le quattro azioni che ogni comunità potrà poi declinare, affidando ciascun gesto alla creatività, sono:

  • il silenzio e la moderazione. Riscoprire l’essenzialità, prendersi maggior tempo per rivolgere lo sguardo a ciò che più conta e in particolar modo alle relazioni, non solo quelle umane, più vicine;
  • recuperare  la bellezza dei rapporti con gli altri  e l’essenzialità della tavola: luogo che raccoglie, riunisce e raduna. Si invitino quindi le famiglie a pregare insieme prima dei pasti, a porre maggiore sensibilità e attenzione a questo momento della giornata, quale spazio in cui guardarsi, aprirsi, ascoltarsi, raccontarsi, ri-trovarsi;
  • ri-scoprire il valore della visita agli affetti più cari (pensiamo ai nonni, in particolar modo, ma anche agli amici dai quali la frenesia delle troppe cose da fare ci tiene lontani e a coloro che fanno più fatica e vivono nella solitudine, affinché  nessuno venga più lasciato indietro e da solo.
  • aprire spazi di condivisione  nei pranzi e nelle cene delle Feste, a cui l’Avvento ci prepara. Aprire le porte della propria casa, aggiungere – come dice una vecchia canzone – un posto a tavola, è come aprire all’altro  gli spazi della propria vita, della propria famiglia, della propria casa, per dare concretezza all’accoglienza di coloro che altrimenti rimarrebbero soli.

Eccoli: questi quattro  piccoli passi che potranno far crescere l’uomo e le nostre comunità credenti, anzi l’uomo nelle nostre comunità.
Anche per questo, sarebbe bello poi condividere queste quattro semplici, rivoluzionarie, azioni attraverso l’invio di foto, video, audio che raccontino come sono stati vissuti.
Questi materiali diventeranno così la cornice narrativa di una Chiesa che ancora oggi si sente visitata dal dono del Natale: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9,5).

LA VI GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Così la Caritas si impegna sia nel contrasto alla povertà, sia nella creazione di una rete di relazioni fra le comunità

VI Giornata Mondiale dei Poveri

La solidarietà, per come la concepiamo noi di Caritas, è condividere il poco che abbiamo con quanti non hanno nulla, perché nessuno soffra. Più cresce il senso della comunità e della comunione come stile di vita e maggiormente si sviluppa la solidarietà”.

Oggi 13 novembre è la VI Giornata Mondiale dei Poveri, una “sana provocazione” come dice Papa Francesco: “per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente”.

A partire dalla tragica attualità del conflitto in Ucraina, il Santo Padre nel suo messaggio individua due tipi di povertà:

  • la povertà che uccide, figlia dell’ingiustizia dello sfruttamento, della violenza, della distribuzione ingiusta delle risorse. È una povertà imposta dalla “cultura dello scarto” e non lascia scampo;
  • la povertà che libera, risiede invece nell’amore vicendevole che ci fa portare i pesi gli uni degli altri, così che nessuno sia abbandonato o lasciato solo.

Nel discorso del papa le due povertà sono caratterizzate da alcune parole chiave: l’ingiustizia, per la povertà che uccide. L’amore per quella che libera, capace attraverso l’incontro con l’altro di creare relazione.

Ma cosa fa la Caritas? Come si relaziona alla povertà?
Noi di Caritas abbracciamo la povertà che libera. Una carità che parte dall’amore che san Paolo chiama Caritas, quell’amore disinteressato che è l’amore di Dio. E attraverso l’amore creiamo relazioni: sia con le persone sofferenti che hanno bisogno di un aiuto diretto. Sia con le comunità.
La nostra azione si basa su 3 verbi “relazionali” capaci di creare legami: ascoltare, osservare, discernere.

Cosa facciamo in Italia e nel mondo?
Accompagniamo le chiese locali nell’animazione delle comunità alla carità e come segni di vicinanza concreta realizziamo progetti di sviluppo o in risposta alle emergenze. Le nostre progettazioni non vogliono essere solo per i poveri, ma con i poveri, dei poveri inserite in una visione capace di unire le comunità.

MONSIGNOR GIURDANELLA È VESCOVO DI MAZARA DEL VALLO

Dal 2010 don Angelo ha servito la Chiesa di Noto in qualità di vicario generale e direttore della Caritas

SUA ECCELLENZA MONS. ANGELO GIURDANELLA
Ieri sera, 4 ottobre, festa di San Francesco di Assisi, durante una solenne celebrazione nella Basilica Cattedrale di San Nicolò in Noto, don Angelo Giurdanella, già vicario generale della diocesi di Noto, è stato ordinato vescovo per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione del vescovo monsignor Antonio Staglianò, amministratore apostolico della Chiesa netina.
Presenti al rito di Ordinazione il cardinale Paolo Romeo, quasi tutti i vescovi di Sicilia e altri presuli, tra i quali il vescovo africano della diocesi gemella di Butembo-beni (Repubblica democratica del Congo), monsignor Sikuli Melchidesech.
Una grande emozione, visibile sul volto del novello vescovo che dal 2010 ha servito con generosità la Chiesa di Noto in qualità di vicario generale.
Gioia per i fedeli della diocesi netina che da sempre ne hanno apprezzato le alte qualità umane e lo spessore spirituale; gioia per i fedeli di Mazara del Vallo, accorsi numerosi al rito di Ordinazione e che il prossimo 15 ottobre accoglieranno monsignor Giurdanella, nel suo ingresso nella diocesi mazarese.

La diocesi di Noto esprime sincera riconoscenza a don Angelo per gli anni del suo ministero
in questa porzione di Chiesa e assicura preghiere per il novello presule, affinché sostenuto dalla forza dello Spirito Santo possa essere pastore secondo il cuore di Dio, guidando con spirito di servizio e di fedele dedizione il gregge della Chiesa mazarese.
Auguri e buon servizio, Eccellenza!

IL NOSTRO SOSTEGNO IN UCRAINA

L'impegno della Caritas a sostegno della popolazione sconvolta dalla follia della guerra

In questi giorni di grande difficoltà a livello internazionale la Caritas continua il suo impegno attraverso la Rete di aiuto e le parrocchie a livello diocesano a cui ci si può rivolgere per qualunque tipo di bisogno e richiesta.
Guardando alla crisi in Ucraina di seguito rimandiamo all’ultimo comunicato stampa di Caritas Italiana che aggiorna sulla situazione e su ciò che si può fare. Si rimane in attesa anche di ulteriori indicazioni per un aiuto coordinato e garantito dalla stessa Caritas nazionale dei quali verranno comunicati gli sviluppi.
In Ucraina la situazione è sempre più grave con la capitale Kiev sotto assedio, si temono sempre più vittime civili e il rischio di una catastrofe umanitaria. Sono già centinaia di migliaia sfollati e rifugiati nei Paesi limitrofi.

Dare aiuto, ascolto e sostegno

In questo quadro è sempre più difficile l’opera di soccorso della Caritas in Ucraina che moltiplica gli sforzi per far fronte ai bisogni immediati, ma anche per dare ascolto e sostegno psicologico alla popolazione sconvolta dalla follia della guerra. Gli operatori stanno cercando di mantenere in attività tutta la rete dei centri polivalenti che sono stati attrezzati per aiutare i tanti sfollati di questa lunga crisi che ha coinvolto il paese. Attraverso questi centri e altre strutture che man mano si rendono disponibili, si stanno distribuendo generi alimentari, prodotti per l’igiene, acqua potabile, e prodotti per il riscaldamento, si sta fornendo assistenza sanitaria, supporto psicologico, assistenza alle persone anziane rimaste sole ed accoglienza. Operatori e volontari sono mobilitati per trasportare le persone più vulnerabili in zone più sicure. Da segnalare anche la presenza di personale sanitario che negli anni si è specializzato nell’assistenza delle persone traumatizzate dalla guerra che risulta quanto mai preziosa in questo frangente.
Particolare attenzione è rivolta ai minori, in parte alloggiati presso 22 case-famiglia, ma soprattutto ai tanti bambini ospitati negli orfanotrofi pubblici. La Caritas ha messo a disposizione nella parte più occidentale del paese 5 strutture di accoglienza dove assistere questi bambini.
La solidarietà si è estesa anche nei paesi limitrofi dove si stanno riversando i profughi. Si stima che nei prossimi giorni tra uno e cinque milioni di ucraini potrebbero cercare rifugio in Europa, passando soprattutto attraverso la Polonia.

Le Caritas Polonia, Moldova e Romania sono in prima fila nell’organizzazione dell’accoglienza e chiedono un aiuto per far fronte a tale emergenza. In Moldavia la Caritas ha aperto tre centri (Chisinau, Palanca e Ocnita) per 500 posti letto, mentre in Polonia la rete delle Caritas diocesane ha messo a disposizione altri 2500 posti letto. Stanno inoltre mobilitando volontari per stare vicino alle famiglie che saranno accolte nei centri predisposti dalle autorità locali. Vicinanza e solidarietà sono state espresse anche a quanti sono dovuti scappare in Russia, nella regione di Rostov, che negli anni hanno ricevuto il sostegno della Caritas diocesana locale e di Caritas Italiana.
Registriamo infine una grande mobilitazione solidale in tutta Europa, con iniziative per la pace e di prossimità alle comunità di ucraini/e che vivono in Italia e negli altri paesi europei. In Italia molte ucraine impregnate in servizi di cura nelle nostre famiglie esprimono preoccupazione per la sorte dei loro familiari. Sono 230 mila gli ucraini che vivono stabilmente nel nostro paese, l’80 per cento sono donne che lavorano nei servizi di assistenza e cura.

Caritas Italiana è infatti in costante collegamento con le Caritas in Ucraina, in coordinamento con Caritas Europa e Caritas Internationalis e resta accanto alla popolazione, confermandosi una presenza instancabile nell’emergenza, con una costante attenzione alle persone. Inoltre, a fianco e a supporto delle Caritas dei Paesi confinanti, si adopera per l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra. Si stima che nei prossimi giorni tra uno e cinque milioni di ucraini potrebbero cercare rifugio in Europa: l’intera rete delle Caritas diocesane su tutto il territorio nazionale sostiene le azioni necessarie per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione in sofferenza o in fuga e a contribuire all’accoglienza di quanti arriveranno in Italia.

Come donare

È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite:

• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111

• Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474

• Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013

• UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

 

Noto, 28/02/2022

Il direttore Don Angelo Giurdanella

Un “altro” mondo è possibile. Con segni e passi concreti!

Modica. Incontri promossi dalla Fondazione di comunità Val di Noto con Beatrice Cerrino (SEC)

«Un “altro” mondo è possibile. Con segni e passi concreti!» – così uno studente ha sintetizzato la portata dei due incontri con la prof. ssa Beatrice Cerrino, coordinatrice dei rapporti con le scuole della Scuola di Economia Civile, il pomeriggio del 14 febbraio alla Domus S. Petri, aperto al territorio, e la mattina del 15 febbraio, con cinquecento studenti delle ultime classi dell’Istituto di istruzione superiore Galilei Campailla e del liceo socio-economico dell’Istituto di istruzione superiore Giovanni Verga, tra alunni in presenza e collegati. Quello del pomeriggio del 14 è stato il primo incontro pubblico sul versante sociale e civico dopo che l’ultimo, prima della pandemia, era stato la sera del 5 marzo quello con don Luigi Ciotti, in una Domus strapiena di giovani. Si volevano “ritrovare stelle” (facendo eco alla Divina Commedia di Dante) nel buio della mafia e, improvvisamente, ci siamo trovati nel buio della pandemia, che sappiamo essere anche il buio di una crisi economica e ambientale che ci interroga alla radice. Se qualcosa non ha funzionato, occorre fermarsi. E rivedere i modelli! Beatrice Cerrino, per cenni già il 14 e il 15 con una lezione organica e vivace, seguita con massima attenzione dagli studenti che hanno anche esposto loro domande, ha subito aiutato a cogliere come storicamente e attualmente ci siano diversi modelli di economia. Quello classico, anglosassone, parte dall’assunto che l’economia riceva la spinta dall’interesse individuale, pensando l’uomo come un lupo per l’altro uomo, e che, poi, una “mano invisibile” dovrebbe aggiustare le disuguaglianze che si creano con il libero mercato. Il modello napoletano del Settecento, che viene oggi ripreso a più livelli, invece, pensa che ogni uomo sia naturalmente amico dell’altro uomo, tutti interconnessi, per cui non si può fare la nostra felicità senza quella degli altri. Ed ecco che l’economia ritrova il senso iscritto nella sua etimologia: legge della Casa! E se nel primo caso ci si affida alla sorte, nel secondo caso tutto è affidato all’eudemonia: al buon demone, al lavorare su se stessi, e quindi alla virtù. E la virtù comprende la salvaguardia dell’ambiente e diventa stile di vita. Non siamo nell’utopia, siamo nella necessità di custodire questa terra e rendere possibile il futuro delle nuove generazioni! Siamo negli obiettivi dell’agenda 2030. Siamo nella prospettiva integrale della “Laudato sì”: ascoltare il grido della Terra insieme al grido dei poveri e pensare all’unica Casa comune. Salvaguardando l’ambiente dal degrado, ma anche lottando per un lavoro degno dell’uomo e per il libero sviluppo dei suoi talenti. Non solo punendo chi trasgredisce regole, ma premiando la virtù. Sviluppando una democrazia sostanziale, che non è solo votare, ma diventa tanti passi possibile di partecipazione da parte di tutti: protestare contro le ingiustizie; premiare, per es. con azioni di slot mob, chi toglie o non mette macchinette per il gioco d’azzardo nei propri locali (gioco che ha un fatturato altissimo, come le armi e le droghe, e che arriva a provocare suicidi); votare con il portafoglio, ovvero scegliendo prodotti che hanno – come dice Luigino Bruni – “zuccheri etici, calorie morali”; costruire “la marca del consumatore” per un consumo consapevole; mettere i propri risparmi in banche etiche, e non nelle “banche armate” (si apre su internet e si trova una lista precisa …). Collegandosi! Possono essere utili, per questo, i siti della SEC e di Next Nuova Economia. E come non ricordare l’Economy of Francesco? Una rete di migliaia di giovani economisti che hanno accolto l’invito del papa a cercare vie nuove, oltre il predatorio, nello spirito di San Francesco, del “non possesso”, dei beni che si amministrano e restano beni comuni. Partendo dai territori, e quindi anche dal nostro territorio, del quale sono stati raccontati alcuni segni (le cooperative L’Arcolaio e Don Puglisi, il progetto Lapis) e itinerari educativi (con gli insegnanti, con gli studenti). E sviluppare un “distretto” di sviluppo di un’economia civile e di una cittadinanza attiva. Segni, processi … Il cammino continua con umiltà e convinzione crescente, nel respiro grande dell’unica famiglia umana che arriva a noi attraverso i migranti e con uno sguardo al futuro, che è anzitutto nelle mani e nel cuore dei giovani – come ha sottolineato il dirigente del Galilei Campailla, prof. Sergio Carrubba.

Maurilio Assenza

Mons. Guccione nella casa del Padre

La Caritas diocesana di Noto si unisce alla gratitudine dell’intera comunità diocesana e di tanti amici per Mons. Francesco Guccione, oggi entrato nella gloria del Padre e per tutti riflesso del Suo cuore grande. L’abbiamo avuto come primo direttore, ma anche dopo è rimasto nostro riferimento: più volte ci siamo confrontati con lui, abbiamo celebrato con lui l’eucaristia, gli abbiamo chiesto momenti di lectio divina. Abbiamo da lui appreso, e lo vogliamo sempre custodire, che tutto parte da Dio e a Dio deve ritornare: Dio ascoltato nella Parola, Dio incontrato nel poveri, Dio ritrovato nella Chiesa e nel cammino della vita di tutti, Dio che a noi si dona nell’eucaristia radunandoci e inviandoci perché il mondo sappia quanto Dio ci ama. Sempre e solo – ci diceva e diceva a molti – come strumenti nelle sue mani. Con mitezza e dolcezza. Con profondità e concretezza. Con gioia. Con una particolare attenzione alla famiglia, alla scuola, alla parrocchia, dove è importante che tutti possano sperimentare la vicinanza del Signore. La sua parola è stata particolarmente accolta da tanti giovani, che ne coglievano il timbro evangelico dato dalla trasparenza e autenticità del cuore. Con Mons. Guccione vogliamo continuare a camminare sulle vie del Vangelo, nella comunione dei santi chiediamo la sua intercessione per la nostra Chiesa e per ogni servizio educativo e pastorale. Per far fiorire umanità e santità, radicata nel battesimo e vissuta sinodalmente, camminando insieme con franchezza e lealtà.

Continua la fraternità con Paganica

Paganica è anzitutto una ospitalità che fa sentire a casa!
Eravamo andati dodici anni fa a capire come aiutare dopo il terremoto. Per un disegno della Provvidenza ci siamo trovati a vivere molto di più. Abbiamo scoperto che vicino al “campo Caritas” c’era una comunità viva, con una storia bella in cui si incontrano il carattere tenace della gente di montagna, il senso forte della comunità e bello della convivialità, cammini di fede convinti e attenti alla vita. E allora è nata una fraternità nel segno della reciprocità, arricchita dalla presenza di una comunità di Clarisse dall’età e dal cuore giovane, coraggiosa e sapiente. Siamo ritornatati nel ponte di ognissanti con una piccola delegazione e il pomeriggio del 1 novembre, pur essendo giorno festivo, c’è stata una numerosa e convinta partecipazione ad un’assemblea parrocchiale su come continuare il gemellaggio. Ci siamo detti anzitutto gratitudine e commozione che diventano il grembo di una continuità che ora si vorrebbe consegnare anche alle nuove generazioni e allargare anche al contesto civico. Si è data una disponibilità per nostri giovani che scegliendo l’Aquila come università potrebbero trovare a Paganica un supporto di relazioni, ma soprattutto si sono ipotizzati cammini di conoscenza reciproca anche on-line tra giovani di Paganica e della nostra diocesi per poter preparare e poi vivere esperienze estive di servizio con
uno scambio reciproco. Negli orizzonti di una consegna di Vangelo alle nuove generazioni, in tempi che cambiano, fatta concretamente. E poi certo continuare con le visite reciproche, occasioni non solo per continuare a scambiare esperienze ma anche per riflettere e pregare insieme, come in questi dodici anni è accaduto quando si sono fatti insieme gli esercizi spirituali per le famiglie. Affrontando insieme il (dopo)covid, cogliendo in questo una grande sensibilità nella parrocchia di Paganica per la Casa comune, per la salvaguardia del creato, oltre che per la mondialità a partire dai legami tra l’Aquila e il mondo. E siamo stati contenti di aver visto che qualcosa si è mosso sul versante della ricostruzione: l’Aquila rinasce con una straordinaria bellezza e con ricchezze sempre nuove, a Paganica per la prima volta dopo tanti anni è tornata la fiera di ognissanti e si avverte maggiore normalità, arricchita da una grande capacità di accoglienza. Nei giorni in cui tutte le Chiese stanno iniziando il cammino sinodale, viene spontaneo pensare che un dettaglio che lo arricchisce è proprio questo nostro camminare insieme con Paganica pensato fin dall’inizio come un abbraccio e un fatto di Vangelo.

La circolare del Vicario diocesano e Direttore della Caritas di Noto mons. Angelo Giurdanella

V GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

 

Ai Presbiteri e Diaconi
Ai Religiosi e alle Religiose
Agli Istituti Secolari e Consacrati

Ai Seminaristi
Alle Comunità Parrocchiali
Alle Aggregazioni Laicali
Loro Sedi

Carissimi,
come ogni anno, domenica 14 novembre, Papa Francesco invita tutte le comunità ecclesiali a sensibilizzare se stesse e la realtà civile all’accoglienza e all’integrazione dei poveri.
Il messaggio inviato dal tema: “I poveri li avete sempre con voi”, sottolinea che “oggi, nelle aree del mondo economicamente più sviluppate si è meno disposti che in passato a
confrontarsi con la povertà. Lo stato di relativo benessere a cui si è abituati rende più difficile accettare sacrifici e privazioni. Si è pronti a tutto pur di non essere privati di quanto è stato frutto di facile conquista. Si cade così in forme di rancore, di nervosismo spasmodico, di rivendicazioni che portano alla paura, all’angoscia e in alcuni casi alla violenza” e ancora aggiunge che “la giornata mondiale dei poveri, giunta ormai alla sua quinta celebrazione, possa radicarsi sempre più nelle nostre chiese locali e aprirsi a un movimento di evangelizzazione che incontri in prima istanza i poveri là dove si trovano. Non possiamo attendere che bussino alla nostra porta, è urgente che li raggiungiamo nelle loro case, negli ospedali e nelle residenze di assistenza, per le strade e negli angoli bui dove a volte si nascondono, nei centri di rifugio e di accoglienza. È importante capire come si sentono, cosa provano e quale desideri hanno nel cuore”.
Come lo scorso anno, è opportuno che ogni comunità parrocchiale possa prepararsi a questa giornata coinvolgendo il Consiglio Pastorale, la Caritas, i catechisti … per organizzare la
liturgia domenicale, una veglia di preghiera nella vigilia, incontri con i giovani, pranzi comunitari, magari a livelli di comunità di parrocchie, e altri momenti che la vostra creatività riterrà opportuni, come la visita ai cantieri educativi presenti in quasi tutti i vicariati della Diocesi. Si possono realizzare dei video con testimonianze (anche delle giornate precedenti), un
adesivo con il logo della giornata, la diffusione del messaggio del Papa e attività di volontariato nelle mense di accoglienza, con la possibilità di pasti “da asporto” da consegnare direttamente alle famiglie disagiate, coinvolgendo possibilmente i giovani e il post-cresima. Nessuno può dirsi estraneo alle sorti del mondo: o ci salveremo tutti insieme o salvezza non ci sarà. Nessuno può dire io faccio un’altra strada: la via della Chiesa è l’uomo stesso, la sua promozione, la sua liberazione, la sua salvezza. La nostra fedeltà alla Chiesa comprende la duplice fedeltà al Vangelo e alla storia. Nell’attesa di rivedervi per le tappe del nostro cammino sinodale, vi saluto caramente.

 

Mons. Angelo Giurdanella
Vicario Generale

Insegnanti e animatori dei cantieri educativi insieme per far rifiorire umanità

EDUCARE È LIBERARE … OGNI VOLTO CI INTERPELLA!

Seconda tappa del percorso formativo, promosso dall’Istituto di istruzione superiore Galilei Campailla di Modica e dalla Fondazione Val di Noto (e in particolare dalla Casa don
Puglisi, da Crisci ranni e dalla Casa dell’Arca), alla Scuola San Benedetto lunedì 25 ottobre. Ha introdotto Maurilio Assenza, docente del Galilei Campailla, sulla svolta
filosofica del nostro tempo di cui non riusciamo ad essere consapevoli per i modelli liberisti che entrano anche nella sfera educativa. Una svolta che ci chiede di ‘elevarci’ alla vita
dove, prima dell’io, c’è il ‘tu’ – come ha ricordato il filosofo Levinas: anzitutto nella vita ci sono un ‘volto’ e un ‘appello’, che aprono l’io e lo rendono un ‘eccomi’. Allora fiorisce la
relazione, ovvero il cuore della vita che ci custodisce, al tempo stesso, nella nostra unicità, ma anche in quella comune appartenenza che genera fraternità e giustizia. Giorgio
Sichera, da giovane e da dottorando in giurisprudenza, ha colto in modo molto lucido come ciò che non aiuta il fiorire dell’umanità è la centralità del ‘merito’, che diventa una
corsa al risultato in cui ognuno ritiene (o gli viene fatto ritenere) che tutto dipenda dalla propria bravura, e così si dimenticano quella gratitudine per ciò che si riceve e quell’umiltà
che sono necessarie per restare insieme umani. E citando uno dei padri della Costituzione, Piero Calamandrei, ha ricordato che egli parlava del maestro come di un
testimone che, ai suoi tempi, poteva dire di avere nel cuore nomi di giovnai che avevano dato la vita nella resistenza per un ideale alto, a cui sempre la scuola deve elevare. Misure
alte della vita che permettono aperture. E oggi diventa importante aprirsi all’altro nella sua differenza. In modo puntuale e delicato la mediatrice culturale Najla Hassen ha anzitutto
chiarito che la vera mediazione è ‘inter-culturale’, perché più che spiegare una cultura vanno trovati punti di contatto che siano come una finestra aperta che rende tutto più
luminoso e colorato. Solo la conoscenza ci libera dalle paure di ciò che è diverso da noi. Si può partire da un po' di curiosità … E come ci si sente a “casa propria” se qualcuno
accoglie con affetto lo ha testimoniato il giovane gambiano Nuha Ceesay, insieme al suo desiderio di una vita felice per la quale ha corso il rischio di un viaggio che l’ha portato in
Italia attraversando pericoli grandi, soprattutto in Libia. Messaggi ripresi in lavori di gruppo con metodo cooperativo, in un clima ricco di calore, sull’educare declinato in rapporto alla
relazione, alla liberazione, al paradosso, al rinnovamento. Relazione con ognuno: torna questa preoccupazione! Liberazione da paure e pregiudizi, anche “rompendo le scatole”,
come amava dire don Puglisi entrando nelle classi e compiendo fisicamente il gesto per far capire meglio. Liberazione che diventa anche apertura verso la città oltre ogni orizzonte
troppo ristretto. ‘Paradosso’ tra la gabbia burocratica e la passione educativa, che necessita di tempo per confrontarsi e interessarsi anzitutto della vita, di ogni alunno,
ascoltando e lasciando emergere anche possibili conflitti generativi di maturazioni personali. Spazi e attenzioni che strutturalmente mancano e che di fatto ci sono perché,
quando il volto interpella, molti insegnanti non p   assano oltre. “I care” – era il motto di don Milani, testimone a cui sarà dedicata la terza tappa del percorso.