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Nota sui fatti all’hotspot di Pozzallo

 

Il fatto increscioso accaduto ieri a Pozzallo non ci lascia indifferenti, soprattutto in
riferimento ai tanti pozzallesi di cui conosciamo il cuore e la sensibilità. Oggi questo
cuore è stato tradito da pochi delinquenti che hanno appicato il fuoco all’hotspot,
simbolo di una prima accoglienza della nostra terra di Sicilia e della nostra diocesi di
Noto. Condanniamo senza appello ogni atto di violenza che non solo non risolve i
problemi ma complica il lungo e impegnativo percorso di integrazione.
Tuttavia esprimiamo totale disaccordo con quanti pretendono di leggere il fatto in
maniera ideologica scatenando odio e razzismo che da sempre rappresenta una colla
velenosa per la società civile.
Noi siamo per il partito dell’uomo e ci schieriamo sempre a favore dei più deboli e
questa sarà l’unica tessera di appartenenza ricevuta da Gesù Cristo, il Dio fatto
Uomo.
Il nostro impegno come diocesi, a costruire una società più fraterna, dove l’altro
venga percepito come risorsa e non come pericolo sarà ancore più forte e contiamo
sulla disponibilità della comunità di Pozzallo che porta avanti con dignità e
responsabilità l’eredità lasciata da Giorgio La Pira quale uomo che ha investito tutto
se stesso sull’incontro delle culture.
Noto, 19/07/2021

Direttore Migrantes
Diocesi di Noto
Don Paolo Catinello

Quarto monitoraggio Caritas sull’emergenza pandemia e sulle risposte attivate nel territorio

COVID-19: A UN ANNO DALLA “FASE DUE”, UNA NUOVA SPERANZA

 

Dopo il lungo lockdown di primavera a cui ci aveva costretto la pandemia da Covid-19, il 18 maggio dello scorso anno il Consiglio dei Ministri approvava il decreto-legge che prevedeva una serie di misure per la ripartenza, la cosiddetta “Fase due”. A distanza di un anno da tale evento, e in considerazione della persistente situazione di emergenza che sta producendo effetti molto pesanti sulla situazione socio-economica dell’Italia e di altri Paesi, Caritas Italiana ha realizzato una quarta rilevazione sui bisogni, le vulnerabilità, ma anche le risposte e le speranze di questo tempo. La rilevazione, alla quale hanno partecipato 190 Caritas diocesane, pari all’87,1% del totale, ha avuto l’obiettivo di indagare ciò che è avvenuto nei territori diocesani da settembre 2020 a marzo 2021. Sette mesi nel corso dei quali, accanto al perdurare delle situazioni di contagio, sono emersi evidenti segnali di ripresa e l’attivazione di nuove forme di sostegno a favore di persone, famiglie e imprese colpite dagli effetti socio-economici della pandemia.

Nei 211 giorni che vanno dal 1 settembre 2020 al 31 marzo 2021, le Caritas hanno accompagnato 544.775 persone. Le donne sono la maggioranza: 53,7%, così come sono la maggioranza gli italiani (57,8%).

Quasi una persona su quattro (24,4%) è un “nuovo povero”, cioè non si era mai rivolta in precedenza alla rete Caritas. Si tratta di 132.717 persone in totale. In questo caso l’incidenza degli italiani è ancora maggiore: il 60,4% dei nuovi poveri è infatti un nostro connazionale. Uomini e donne sono in eguale numero.

Complessivamente, dal maggio 2020 ad oggi, in oltre un anno di pandemia, si sono rivolti alle Caritas 453.731 nuovi poveri.

Quasi tutte le Caritas diocesane interpellate evidenziano che, accanto a situazioni legate ai bisogni fondamentali della persona (il lavoro, la casa…), compaiono bisogni inerenti alla sfera formativa e al disagio psico-sociale, che colpiscono soprattutto le donne e i giovani:

–             difficoltà legate al precariato lavorativo/occupazione femminile (93,2% delle Caritas);

–             difficoltà legate al precariato lavorativo/occupazione giovanile (92,1%);

–             persone/famiglie con difficoltà abitative (84,2%);

–             povertà educativa (abbandono, ritardo scolastico, difficoltà a seguire le lezioni, ecc.) (80,5%);

–             disagio psico-sociale dei giovani (80,5%).

 

Anche altri fenomeni sono segnalati in aumento: il disagio psico-sociale degli anziani e delle donne (entrambi indicati dal 77,4% delle Caritas), la povertà minorile (66,3%), la rinuncia/rinvio dell’assistenza sanitaria ordinaria, non legata al Covid (66,8%), le violenze domestiche (51,1%). Le persone più frequentemente aiutate dalla Caritas sono state soprattutto: persone con impiego irregolare fermo a causa del Covid19 (61,1%); lavoratori precari/intermittenti che non hanno potuto godere di ammortizzatori sociali (50%); lavoratori autonomi/stagionali, in attesa delle misure di sostegno (40,5%); lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga (35,8%).

 

Gli ambiti e i settori economici che hanno risentito maggiormente della crisi economica correlata al Covid sono stati soprattutto quelli della ristorazione, segnalati dal 94% delle Caritas diocesane, seguiti dal settore turistico-alberghiero (77,4%). La maggioranza assoluta delle diocesi segnala anche la difficoltà degli esercizi commerciali (64,2%) e delle attività culturali, artistiche e dello spettacolo (53,2%).

Sul fronte delle risposte, accanto ai servizi relativi ad aiuti materiali, vanno segnalate attività di tipo formativo e orientativo:

–             149 diocesi (78,4%) hanno attivato dei Fondi specifici di sostegno economico alle famiglie in difficoltà;

–             140 diocesi (73,7%) hanno svolto attività di orientamento e informazione sulle misure assistenziali promosse da amministrazioni centrali/territoriali (reddito di emergenza e di cittadinanza, bonus autonomi, bonus affitti, buoni spesa e bonus alimentari, cassa integrazione, vari benefit regionali, ecc.);

–             116 diocesi (61,1%) hanno attivato interventi specifici sul fronte del lavoro. Si tratta soprattutto di erogazione di borse lavoro, tirocini di inserimento lavorativo, tirocini formativi, percorsi formativi/di riqualificazione, convenzioni con aziende/ soggetti terzi per inserimenti lavorativi, sportelli lavoro/orientamento lavorativo;

–             116 diocesi (61,1%) hanno attivato interventi nell’ambito educativo: distribuzione tablet/pc/connessioni/device per famiglie meno abbienti, distribuzione tablet/pc alle scuole; acquisto libri e materiale scolastico; pagamento rette scolastiche/asili; pagamento mensa scolastica; sostegno educativo a distanza; aiuto compiti/aiuto per la didattica a distanza/dopo scuola online; borse di studio per l’iscrizione università o per sostenere la frequenza delle scuole superiori; abbonamenti ai mezzi pubblici per gli studenti; progetti contro l’abbandono scolastico; sportelli di supporto psicologico, ecc.

–             61 diocesi (32,1%) hanno attivato dei Fondi diocesani di sostegno economico alle piccole imprese.

Va inoltre evidenziata la presenza di progetti e attività innovative che, anche se in numero minore rispetto alle esperienze già descritte in precedenza, hanno saputo definire percorsi alternativi di presa in carico. È il caso del sostegno ai giostrai, ai circensi, ai venditori ambulanti, delle attività di recupero dei beni alimentari, delle nuove modalità di approccio al fenomeno delle persone senza dimora, dell’ascolto a distanza, degli ambulatori e dei servizi di tipo sanitario rivolti a coloro che non si possono permettere i costi della sanità privata.

Da sottolineare ancora una volta il grande contributo offerto complessivamente nel 2020 dagli oltre 93mila volontari operanti nei 6.780 servizi della rete Caritas, che hanno saputo dare un segno tangibile della presenza fraterna della Chiesa, accanto a tante situazioni di disagio e sofferenza. Tra questi, è bello evidenziare anche le attività svolte da 407 giovani del servizio civile, che si sono resi disponibili ad offrire il loro aiuto in diversi servizi e opere ecclesiali. Una delle lezioni apprese in tempo di pandemia si riferisce alla crescente consapevolezza che “nessuno si salva da solo”. La Chiesa si è fatta da subito segno di una comunità presente, con significative e diffuse esperienze di collaborazione operativa sussidiaria con vari enti pubblici o del privato sociale. Non si è trattato di esperienze occasionali, ma in buona parte proseguono in modo stabile.

Nel contempo si è rafforzata ancor di più la collaborazione intra ecclesiale: il 96,8% delle Caritas diocesane ha avuto rapporti stabili con le parrocchie, il 60% con il Volontariato Vincenziano, il 51,1% con gli Scout dell’Agesci, il 42,1% con i Centri di Aiuto alla Vita, il 36,8% con le Acli.

Solo lavorando uniti, “a tutti i livelli della società”, si potrà infatti, come sottolinea Papa Francesco “superare non solo il coronavirus, ma anche tanti altri virus che da tempo infettano l’umanità”, come “il virus dell’indifferenza, che nasce dall’egoismo e genera ingiustizia sociale”.

 

È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito  www.caritas.it, o bonifico bancario (causale “Emergenza Coronavirus”) tramite:

  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

Comunicato n.04 | 27 febbraio 2020 Caritas Italiana

SIRIA: TACCIA IL FRASTUONO DELLE ARMI

La Caritas si unisce all’appello del Papa e prosegue l’impegno accanto alla popolazione locale grazie alla Campagna Emergenza Siria-amata e martoriata.

Continua senza tregua la guerra soprattutto nella parte nord-occidentale della Siria con attacchi indiscriminati che colpiscono la popolazione civile e persino scuole e ospedali. Centinaia le vittime registrate da gennaio – tra cui molte donne e bambini – che si aggiungono alle oltre 500.000 provocate dai 9 anni di guerra che hanno devastato il paese. Le violenze stanno ulteriormente aggravando la crisi umanitaria, con 900.000 nuovi sfollati che da dicembre 2019 hanno lasciato le proprie case in cerca di rifugio. Per molti di loro, che erano già stati costretti a fuggire in passato, si rinnova la triste esperienza dell’esodo. Le condizioni della popolazione sono aggravate dall’inverno e dalla carenza di servizi essenziali, in un’area devastata dalla guerra dove già prima delle recenti violenze circa 1,9 milioni di persone necessitavano di assistenza umanitaria. Un forte, ennesimo appello “agli attori coinvolti e alla comunità internazionale” è
venuto domenica scorsa da Papa Francesco “perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi”. Caritas Italiana da anni impegnata nel paese in aiuto alla popolazione, si unisce ancora una volta all’appello del Papa affinché cessino immediatamente le ostilità e si garantisca protezione e assistenza alla popolazione civile. Proseguendo inoltre nel sostegno ai più vulnerabili in tutto il paese con la fornitura di assistenza sanitaria, alloggi e beni di prima necessità, Caritas Italiana rilancia la Campagna Emergenza Siria – Amata e martoriata, in sinergia con i media cattolici TV2000, Avvenire e Radio InBlu – costantemente attenti agli scenari di crisi internazionali e alle ricadute sui più deboli – e con Banca Etica, che da sempre rifiuta
di fare profitti con il business delle armi.

Communitas che accoglie

La parola “comunità” è di origine latina: viene da “communitas”, derivato di “communis”, con il significato di “colui che compie il suo incarico (munus) insieme con (cum) altri”. La comunità richiama sempre il senso di un modo di vivere nel quale l’elemento collettivo prevale su quello individuale, l’atteggiamento solidale su quello egoistico.
Dentro le nostre città, questo termine si traduce in esperienze, come quella della parrocchia di Quartarella (una contrada di Modica), il Santissimo Redentore, che necessitano di essere conosciute e condivise.
Nella realtà di Quartarella esistono persone, che possono essere considerate eroine ed eroi, silenziose, a volte invisibili ma presenti, a pochi passi da noi.
Si tratta di parrocchiani e sacerdoti che hanno deciso di destinare i locali inutilizzati del SS. Redentore ad ospitalità di ragazzi e famiglie migranti in situazioni di vulnerabilità, rendendosi tutti, con un grandissimo senso di comunità, disponibili ad aiutare e non lasciando mai sole queste persone accolte.
Nel corso di questi ultimi anni sono stati accolti, in diversi periodi, quattro ragazzi di origine ghanese e gambiana e una famiglia di origine marocchina. In questo momento è accolta una famiglia proveniente dal Senegal, composta dai giovanissimi genitori e due bimbi, uno di due anni e l’altra di appena tre mesi.
Ogni qualvolta ci sia stata l’urgente necessità di accogliere una o più persone nei giorni immediatamente seguenti all’avviso, l’intera comunità di Quartarella, seguita con immensa cura da Frate Antonello e Frate Emanuele, non si è mai tirata indietro. Non ha mai mostrato pregiudizi nei confronti degli stranieri accolti, neanche prima di conoscerli. Ogni parrocchiano, dal più piccolo al più anziano, ha messo a disposizione il proprio tempo, le proprie qualità, i propri strumenti, per creare un ambiente di amore che guarda e cura gli ultimi. Nemmeno di fronte a difficoltà di natura logistica,  temporale o psicologica, la comunità si è arresa. In tal modo, ogni ragazzo accolto è diventato fratello di tutti, così come ogni bambino accolto è diventato figlio di tutti.
Pensare all’esistenza e resistenza di esperienze come questa, permette di sperare ancora in un mondo che vive di solidarietà, comunità e responsabilità condivisa. Questo esserci è ancora, qui e oggi, possibile.

Irene Cerruto