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Una visita inaspettata alla Comunità delle Beatitudini

Una sorpresa particolare è stata quella del Vescovo in visita al Santuario della Madonna della Scala, nel pomeriggio di ieri, 15 dicembre 2016. Sorpresa particolarmente per le suore e i frati della Comunità delle Beatitudini, ormai presenti nel territorio diocesano e al Santuario della Scala da 4 anni. Felici di ricevere il proprio pastore, sono stati un po’ spiazzati “non eravamo pronti a ricevere il Vescovo – hanno detto – ci ha trovati in preghiera”. Mons. Staglianò ha avuto la possibilità di pregare con loro sia il Vespro che la S. Messa nella chiesetta, luogo di numerosissimi pellegrinaggi.
Approfittando della sua presenza lì, accompagnato da don Gianni Donzello, parroco, ha potuto verificare il completamento di alcuni aspetti dei lavori di ristrutturazione dello stabile ormai definitivamente conclusi.
Nella sua omelia durante la Celebrazione eucaristica, mons. Staglianò, particolarmente favorito dallo stile di preghiera della Comunità delle Beatitudini, ha insistito sulla bellezza di concepire la vita umana e dunque quella cristiana come un canto di lode al Signore. “Siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio – ha ricordato – quindi nella preghiera e nella lode a Dio altro non manifestiamo che il nostro essere”.
L’occasione è stata significativa per formulare gli auguri del Santo Natale alla Comunità che si sta sempre meglio strutturando anche con la presenza del ramo maschile in aggiunta a quello femminile. Il carisma proprio della Comunità delle Beatitudini è la comunione nei vari stati di vita (consacrati, oblati, laici, famiglie, etc…). Testimonianza di questo carisma – come loro stessi hanno avuto modo di dire – è il canto polifonico, con il quale pregano le ore canoniche e le altre celebrazioni. “Nella polifonia occorrono diverse estensioni vocali – riferiscono – le voci maschili e quelle femminili, quindi è un modo di mettere in pratica la comunione: ognuno con il suo stato, collabora all’unica armonia”. La speranza ci porta a credere che la loro testimonianza di vita di preghiera e di fraternità possa diffondersi e portare copiosi frutti in tutto il territorio della Diocesi attraverso la testimonianza della comunione. La Chiesa è comunione e dare testimonianza della comunione è già, in atto, evangelizzare.
 
 

Il Vescovo gioca a ping-pong con i detenuti

Nella mattinata di oggi, venerdì 16 novembre, primo giorno della Novena al S. Natale, il nostro Vescovo ha voluto portare alla Casa Penitenziaria di Noto il suo augurio e in dono un tavolo da ping-pong. I detenuti hanno molto apprezzato il dono e invitato il Vescovo a giocare una partita con loro. Dopo una breve visita al presepe, realizzato da due giovani, ospiti della Casa Circondariale, e dal prof. Corrado Perricone, presso il cortile interno della struttura si è tenuta l’attesa sfida a colpi di racchetta. Tra i possibili sfidanti del presule è stato scelto il sig. Concetto, che già due anni addietro aveva vinto contro mons. Staglianò. Sono stati tre set parecchio combattuti, che hanno visto il nostro Vescovo schiacciare numerose battute vincenti, le quali gli hanno assicurato un punto su tre, 21 a 18. La vittoria finale però è stata di Concetto che ha concluso, sebbene con poco scarto, con due set vinti. Al termine della partita, che ha sorriso ad ogni applauso e urlo di incitamento da parte dei numerosi detenuti costituenti il pubblico, il Vescovo ha speso qualche minuto per dire che il tavolo da ping-pong ha voluto essere un dono e non un regalo. Ha spiegato la differenza tra un dono e un regalo. Diversamente dal regalo, che può anche essere freddo e anonimo, spedito senza coinvolgimento del donatore, il dono vive di un lungo processo nel quale chi vuole donare anzitutto pensa il dono da fare, facendo un discernimento su ciò che è utile e può servire, su ciò che è costruttivo e non superficiale. Poi, successivamente, il dono è personalmente consegnato, perché l’atto del donare si compia soprattutto nella gioia che si nota nel volto dell’altro che accoglie il dono. Perciò la partita giocata dal Vescovo non era esterna al dono, ma interiore per la gioia collettiva che questo gesto ha comportato per tutti. La visita del Vescovo di questo Natale 2016 – come molti hanno detto – sarà indimenticabile per quanto è stata singolare. Ha proseguito in un ringraziamento il sig. Agostino, detenuto, dicendo che quando qualcuno viene a visitarli, per loro è sempre una grande gioia. Ha dunque espressamente ringraziato il Vescovo per la frequenza delle sue visite. “Per noi detenuti – ha continuato Agostino – è più difficile essere felici a Natale, perché vorremmo essere con le nostre famiglie, per questo motivo ci facciamo coraggio di riuscire a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno”. In calce ha preso parola il Direttore dicendo di essere felice di aver partecipato a questo momento di gioia che fa vedere trasfigurato quel volto umano che anche un luogo come il carcere ha. “Il carcere è un luogo di rilancio – ha concluso – in cui, sebbene vi si giunga da una vita passata, si è proiettati al futuro e alla crescita”. Alla fine il Vescovo ha invitato tutti a pregare, anche i fedeli musulmani, spiegando che Dio ascolta le preghiere di tutti, sebbene in diversa lingua, cultura e religione. Dio unisce gli esseri umani e non li divide. Si è pregato con il Padre Nostro ma anche con l’Ave Maria, in considerazione della grande devozione che per la Madre di Cristo c’è anche nel Corano. Possa questo Natale darci l’occasione di vivere personalmente questi momenti di vita cristiana.

Il Vescovo celebra San Giovanni della Croce

Nel pomeriggio di ieri, 14 dicembre, in occasione della memoria di san Giovanni della Croce, il Vescovo ha celebrato la S. Messa presso il Carmelo di Noto. San Giovanni è, dall’Ordine carmelitano, considerato il Padre. A far da corona al Pastore della Chiesa locale, don Ottavio Ruta, cappellano del monastero, le monache, una rappresentanza del Seminario vescovile e un ristretto numero di fedeli appartenenti per lo più al Terz’ordine carmelitano. “San Giovanni è un padre per le carmelitane – ha predicato nella sua omelia mons. Vescovo – ma anche per la Chiesa universale”. Ogni santo che la Chiesa venera è “un modo in cui Dio si comunica – ha proseguito – un modo in cui comunica la sua santità, in cui comunica se stesso”. Il presule ha messo in guardia i fedeli su un rischio che comunemente corriamo: “scambiare lo Spirito di Dio che è in noi per il ‘nostro’ spirito proprio. È questa l’aberrazione che ci porta a dimensionare Dio a nostra misura”.
In un secondo passaggio del suo sermone, il Vescovo ha detto che le “guide” della Chiesa sono i santi e i vescovi. I santi, per la loro condotta di vita e i vescovi per i loro insegnamenti. “San Giovanni della Croce – ha concluso – fu così grande sia per la sua vita di fede profonda che per quella fede che ha insegnato al mondo attraverso i suoi scritti”. Mons. Staglianò si è soffermato ulteriormente sull’importanza dell’ascolto della Parola di Dio e sulla quotidiana pratica di meditazione di essa. “La parola di Dio è Dio stesso che ci parla e la fede opera in noi attraverso la Sua Parola. La cosidetta ‘noche’ di san Giovanni della Croce – più nota come ‘notte oscura’ – altro non è stato per lui che il credere fermamente che Dio stesse operando nella sua vita nonostante egli non ne avvertisse la presenza”. La fede è l’opera di Dio nella nostra vita, “la fede, opera oggettivamente nella nostra vita attraverso la carità”.

L’Avvento “itinerante” del Vescovo nelle Parrocchie della Diocesi

Nel pomeriggio di Sabato 10 dicembre scorso, il Vescovo si è recato presso la chiesa Madre di Pozzallo per conferire ad un gruppo di giovani il sacramento della Cresima. Nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di “risorgere in un cristianesimo autentico, cercando di eliminare il più possibile il cattolicesimo convenzionale”. “Come avrebbe detto nella liturgia del giorno il profeta Isaia, – ha proseguito – il nostro cristianesimo altro non è che un ‘imparaticcio di usi umani’ (cfr. Is 29, 13) che viene scambiato per culto al Signore”. Resta chiaro che il Cristianesimo autentico e vero “vive nell’amore di gesti di carità che aprono i nostri occhi sui bisogni dei fratelli che non hanno da mangiare, da bere, da vestire, nella solitudine, di quelli che perdono le energie della vita progressivamente”.
Spostandosi poi da Pozzallo, per celebrare un’altra Cresima, ad Ispica, il Vescovo ha voluto far visita al M° Corrado Iacono, persona molto sensibile, colpito da malattia ed immobilizzato in una carrozzella. Mons. Staglianò, che già lo aveva visitato altre volte, si è molto emozionato ricordando la sua figura di giovane signore da messa quotidiana, impegnato nel servizio alla corale della sua parrocchia.
Dopo aver pregato insieme a lui, anche implorando il dono della guarigione, si è poi spostato presso la chiesa di Santa Maria Maggiore. Nell’omelia ha nuovamente ribadito il tema già lanciato nel suo messaggio natalizio: che l’avvento sia quella palestra in cui ci possiamo esercitare a togliere le maschere a Dio. “Cerchiamo di vivere nella contemplazione del suo vero volto – ha proseguito – togliamo a Dio la maschera di Dio-violento, del Dio che ci manda il dolore, il terrore, la malattia, l’incidente stradale. Cominciamo a contemplare il vero volto di Dio che è solo amore per tutti e che attraverso gesti concreti di solidarietà ci fa diventare esploratori della misericordia in una Chiesa che non vive soltanto il cattolicesimo dentro le sue mura, ma che comincia a vivere sempre più il cristianesimo fuori dal recinto del sacro, dentro le vie belle della santità delle opere di misericordia corporali”.
 
 

Fra Emanuele ordinato presbitero

In una Basilica Cattedrale gremita di fedeli e con la partecipazione di gran parte dei presbiteri e diaconi della Diocesi, ieri sera, lunedì 12 dicembre 2016, memoria della Madonna di Guadalupe, per l’imposizione del nostro Vescovo Antonio è stato ordinato Presbitero Fra’ Emanuele Cosentini della Fraternità del Cantico. La solenne celebrazione, in un clima ideale di spiritualità francescana, è stata animata dalla corale composta dall’unione dei cori delle comunità parrocchiali di Modica, dove Fra’ Emanuele ha prestato il suo servizio pastorale in vista dell’ordinazione. Nelle parole del Vescovo, pronunciate nella sua omelia, quasi il programma di vita presbiterale che dovrà caratterizzare il ministero del novello sacerdote. “ Il presbitero è costituito per il bene delle anime – ha detto il nostro Pastore rivolgendosi a Fra’ Emanuele – e perciò non pensa mai solo a stesso, ma a coloro che gli sono affidati”. Con quale atteggiamento – si è chiesto il Vescovo- il presbitero deve svolgere il suo ministero? Con quello di Maria, è stata la risposta. La Parola di Gesù appena proclamata – Luca 1, 39-56 – si prestava, infatti, a perfezione a questa interpretazione. “ Avvenga di me ciò che tu vuoi fare di me”, ha detto il Vescovo . Senza mettere, cioè, maschere a Dio “ avvenga ciò che tu hai detto- ha precisato- e non quello che io ho capito che tu hai detto!“ Tu diventi sacerdote, ha continuato il Pastore, non per tuo volere, ma per la Misericordia di Dio!” Un invito, allora, “ a non confidare mai solo sulle tue forze, ma sulla misericordia di Dio che perdona tutto in Gesù Cristo”. Ricordandogli, ancora che “ tu diventi si prete per celebrare l’Eucarestia, ma principalmente per essere Eucarestia” Da qui l’invito “ a non restare chiuso in un convento o in una parrocchia, ma uscire, come insiste Papa Francesco, per andare in mezzo alla gente”. Quella gente semplice, povera, ma dignitosa che vede in Maria la Madre che consola e che aiuta a rialzarsi. E qui il riferimento alla Madonna di Guadalupe, festeggiata in Messico, nel giorno della sua memoria, da almeno 7 milioni di fedeli: “Non si turbi il tuo cuore; non aver paura (…) Non sono qui Io, tua Madre? Non sei forse sotto la mia ombra e protezione? Non stai sul mio cuore e fra le mie braccia? Di che cos’altro hai bisogno? “. Visibilmente commosso e con animo grato, Fra’ Emanuele ha voluto ringraziare tutti, nessuno escluso: il Vescovo, il Seminario, la sua Comunità, i fedeli, il coro e tanti altri ancora. Non ha mancato tuttavia, di rivolgere anche a nome di frate Antonello – “ per me guida sapiente e affidabile” – la sua gratitudine al Vescovo “ perché attraverso la sua accoglienza, la nostra piccola fraternità dei Francescani del Cantico, dopo un lungo cammino di anni, ha potuto finalmente ricevere il riconoscimento della Chiesa”.
 

Il Vescovo in visita ad Avola

 Nel pomeriggio di ieri, giovedì 1 dicembre, il nostro Vescovo si è recato ad Avola, presso l’oasi “San Francesco” per visitare don Pietro Gennaro, anziano sacerdote della nostra diocesi, da qualche tempo domiciliato presso la suddetta struttura. Padre Gennaro – chi lo conosce lo sa persona molto gioviale – ha intrattenuto il Vescovo, insieme a don Maurizio Novello, parroco di S. Giovanni Battista in Avola, con filastrocche e poesie. Il Vescovo si è complimentato con l’anziano sacerdote per la sua lucidità e per la bella accoglienza. Padre Gennaro la scorsa estate ha compiuto il 90° compleanno e lo ha voluto ricordare, facendo dono ad amici e parenti, di un piccolo crocefisso in metallo, donato anche a Mons. Staglianò.
Dopo aver pregato e impartito la benedizione, il Vescovo ha celebrato la S. Messa presso la Parrocchia di San Giovanni Battista. Nella sua omelia ha ribadito la centralità della parola di Dio, “luogo” in cui Dio si rende presente. “I lettori della Parola – ha detto – dovrebbero prepararsi alla proclamazione meditandola e facendola propria, in modo da divenire canali attraverso cui l’azione di Dio si trasmette”.
La S. Messa quotidiana mette il credente davanti ad un grande miracolo, quello che avviene sull’altare: “non sono necessari altri segni – ha affermato il presule – se non ci lasciamo ‘impressionare’ da ciò che avviene nell’Eucaristia”.
“La nostra vita deve essere fondata sulla vera roccia – ha proseguito basandosi su quanto proclamato nei brani previsti dalla liturgia – la ‘vera roccia’ non è il nostro ‘cattolicesimo’ ma bensì la nostra fede, che potrebbe anche prescindere dal fatto che siamo cattolici”. Al termine della celebrazione, don Maurizio Novello ha ringraziato il Vescovo della sua visita, sottolineando ai fedeli come in questi ultimi mesi il Vescovo stia visitando gli ammalati e le parrocchie della Diocesi con una pastorale itinerante e capillare.
Mons. Staglianò si è giustamente sentito in dovere di precisare che le visite alle parrocchie e agli ammalati hanno sempre fatto parte della sua azione pastorale, quello che da alcuni mesi avviene è il racconto della cronaca di questi eventi. “Siamo nel mondo delle post-verità – ha detto – è normale credere a quanto leggiamo o sentiamo in tv”, motivo per cui è bene scrivere quanto realmente avvenga.
Appreso di un giovane parrocchiano ricoverato in ospedale in seguito ad un intervento chirurgico, il Vescovo, insieme a don Maurizio e don Mattia, vicario parrocchiale, si sono infine recati a fargli visita presso l’ospedale di Avola.

Presto la Chiesa di Noto avrà un nuovo sacerdote e due diaconi

Il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, la comunità del Seminario Vescovile e la Fraternità del Cantico annunciano con gioia l’Ordinazione Presbiterale di Fra’ Emanuele Cosentini, della Fraternità del Cantico e le Ordinazioni Diaconali degli accoliti Andrea Pitrolo e Pietro Zisa.
Fra’ Emanuele sarà consacrato sacerdote il prossimo 12 dicembre, memoria della Madonna di Guadalupe, alle ore 18, nella Basilica Cattedrale di Noto.
Sabato 14 gennaio 2017 l’accolito Andrea Pitrolo sarà ordinato Diacono, nella parrocchia SS. Salvatore a Jungi (Scicli), alle ore 17.
Il giorno dopo, domenica 15 gennaio, sarà la volta dell’accolito Pietro Zisa, che riceverà l’Ordinazione Diaconale nella parrocchia del Carmine in Scicli, alle ore 17.
La Chiesa di Noto si stringe attorno a questi suoi figli che si preparano al ministero e li accompagna con la preghiera.
 
 

Modica. Casa don Puglisi, più di duemila bambini preparano il “presepe della città”

Anche quest’anno si prepara alla Casa don Puglisi di Modica il “presepe della città”! Si rinnova l’esperienza del presepe che l’anno scorso è stato costruito dai bambini con 1500 tavolette di argilla, avendo nello sfondo il racconto della creazione che culminava nel cerchio dell’accoglienza. Ora la città viene, invece, ripensata a partire dal cibo donato e condiviso, dell’amore che dilata il cuore e commuove il cielo. Cielo che copre di stelle chi dona con generosità, come la bambina protagonista della fiaba “La pioggia di stelle”, con cui iniziano ogni giorno (da fine ottobre a metà dicembre) i laboratori che quest’anno stanno coinvolgendo più di 2000 bambini. Ogni giorno i bambini delle scuole arrivano a gruppi allegri e vocianti ed una delle “non mamme” della Casa (come amano farsi chiamare le donne della Casa non sposate) li accoglie nei locali adibiti a laboratori con un sorriso ed un grembiule che già danno un sapore di casa all’evento, mentre altre mamme e non mamme preparano rustici e dolci che saranno “serviti a colazione”. Ci si siede quindi in cerchio e in silenzio si ascolta la fiaba, mentre l’operatore della Casa – con mani e cuore d’artista – compone e ricompone immagini ed educatrici e volontari accompagnano ogni passaggio con cura e calore, dopo aver lungamente pensato ogni dettaglio. Con grande attenzione i piccoli si immedesimano nella storia della bambina che dona tutto quello che ha, ritrovandosi nella notte senza nulla, quando all’improvviso … resta una sorpresa quello che accade! Basti dire che i bambini ne colgono subito il significato. “Il dono – dice uno – lega cielo e terra”. “Il dono brilla” – aggiunge un altro. E una bambina si passa la mano sugli occhi dicendo: “Penso ai bambini di Aleppo, penso a chi resta accanto a loro a volerli bene”. “Vorrei costruire una stella” – aggiunge un’altra. Ed ecco che le stelle si fanno realmente, passando dal laboratorio delle fiabe al laboratorio della manualità: si riceve un pezzettino di impasto, un mattarello, una formina con cui si formano stelline che, passate da un piccolo forno, diventano buoni dolci. A questo punto si sale nella Casa e viene chiesto ai bambini cosa stanno comprendendo. La risposta corale è: la vita di chi dona diventa piena di stelle! Allora vengono invitati a mettere una corona in testa, ad essere – come nelle fiabe – re e regine, perché la vera regalità è quella di chi dona. Ed ecco che si aprono le porte del salone dove, con ulteriore sorpresa, trovano una grande tavola imbandita e, per ciascuno, un posto a sedere con stoffa dorata. Diventa questo il momento della colazione solidale, con i prodotti della focacceria e del laboratorio dolciario don Puglisi. Poi i bambini consegnano quanto hanno preparato per il presepe (sarà anche questa una sorpresa …) e si chiede ancora loro cosa hanno vissuto: ci sorprendono con la loro capacità di vedere oltre. E così la Casa, nella risposta entusiasta di un bambino, ha ricevuto la sua identità futura: luogo in cui famiglie incontrano altre famiglie! Viene da pensare a tanto cammino fatto … La Casa è nata, infatti, perché non c’era nel territorio un ambiente che aiutasse mamme e bambini che attraversano momenti difficili. Non è stato facile: solo dopo tanti anni si è raggiunto un clima familiare forte, superando la sfiducia e la rassegnazione tipici di chi è ferito nella vita, mentre progressivamente molti si stanno coinvolgendo a dare una mano e, soprattutto, il cuore. Ed ecco che i bambini pensano a ciò che veramente trasfigurerà Casa e città: non solo famiglie che aiutano altre famiglie, ma famiglie che incontrano altre famiglie nella reciprocità … L’iniziativa del “presepe della città”, promossa dalla Casa don Puglisi e dalla Fondazione di comunità Val di Noto, che opera con il sostegno di Fondazione con il Sud, diventa allora un momento di “comunicazione” per rafforzare i legami di comunità e generare corali coinvolgimenti per città sempre più “a misura di sguardo”, a misura dello sguardo pulito dei bambini, presentando la rete di azioni e soggetti che la Fondazione di comunità Val di Noto supporta e promuove.

Nuove itineranze del nostro Vescovo

 Continua la pastorale “itinerante” del nostro Vescovo, Mons. Antonio Staglianò, sulla scia di una Chiesa in uscita, tanto auspicata da Papa Francesco. Giovedì 24 novembre, al mattino, il Vescovo ha partecipato ad una conferenza sul tema “alimentazione” organizzata dagli studenti dell’Istituto Alberghiero di Modica. I giovani hanno voluto approfondire le tematiche già affrontate al Convegno internazionale di Bioetica, promosso dalla nostra Diocesi lo scorso ottobre, al quale questi stessi studenti avevano già in gran numero preso parte.
Mons. Staglianò ha parlato ai giovani della “relazionalità del cibo”. “Per vivere umanamente le cose più vere, non si può non pensarle – ha esordito, citando Socrate – noi siamo esseri umani non perché mangiamo, ma perché mangiando siamo consapevoli di quello che stiamo facendo, infatti noi siamo anzitutto il nostro corpo. E l’argomento cibo c’entra perché ha dunque a che fare con il nostro essere umani”. Da lì il presule ha sviluppato il discorso sull’umanità dicendo che “non è umano lasciare che al mondo ci sia gente che non ha da mangiare, mentre c’è chi ne fa spreco”.
“Gli esseri umani ‘si cibano’ e non ‘mangiano’ come invece fanno gli animali: c’è una differenza in questo che intercorre in quella dose di umanità che ci vede coinvolti nel nostro rapporto con il cibo”. In conclusione ha parlato della differenza tra “banchettare” e “mangiare” che vede coinvolto in maniera singolare l’essere umano nella relazione con i suoi simili, relazione di amicizia e di fraternità.
Nel pomeriggio, il nostro Vescovo si è recato presso la Parrocchia del S. Cuore di Noto per visitare don Giorgio Parisi, parroco, in convalescenza per alcuni problemi di salute. Dopo un breve incontro hanno insieme concelebrato la S. Messa con la Comunità parrocchiale. Mons. Staglianò ha chiesto ai fedeli di pregare per la salute e il ministero del giovane sacerdote. Nell’omelia ha avuto modo di esporre l’importanza della Parola di Dio nel vivere quotidiano del fedele cristiano. Ha spiegato di come non sia un precetto il partecipare quotidianamente alla S. Messa (il precetto è quello domenicale) ma è una buona pratica spirituale. Tuttavia una valida alternativa è il mettere in pratica le Opere di misericordia: “Sarebbe una bella ‘messa’ – ha parafrasato – andare a trovare un fratello bisognoso”.
Nella seconda parte del pomeriggio, il Vescovo ha visitato il Carmelo di Noto, intrattenendosi con le monache per quasi due ore, conversando sulle “maschere di Dio”, su come il cristianesimo appaia molte volte diverso dalla sua essenza e quindi costruito dall’uomo, e infine sull’attuale situazione politica italiana, con speciali rimandi all’imminente referendum costituzionale. Il Vescovo ha preso l’impegno di recarsi nuovamente al Carmelo per manifestare alla Comunità i propri auguri di Natale.

Modica. Con il Seminario e fra Giuseppe la messa di ringraziamento per il Giubileo

 «In siciliano si dice: si chiuri na porta, si rapi un mpurticatu (si chiude una porta, si apre un portone)»: alla fine della messa di ringraziamento per il Giubileo nelle porte sante della carità (a Modica la Casa don Puglisi e il Boccone del povero) è stato lo stesso fra Giuseppe, scherzando un poco, a dare il senso di una conclusione che non chiude, ma rilancia l’invito a cogliere e accogliere la misericordia di Dio. Fra Giuseppe Maria Pulvirenti nel 2000, lavorando in banca a Scicli e cercando un luogo dove vivere quell’anno santo, ha scoperto la Casa don Puglisi e ha iniziato a fare volontariato. Man mano ha maturato una vocazione più radicale, ed è diventato frate minore rinnovato, vivendo attualmente a Napoli, nella periferia tra Caivano e Scampia. Diventando prete lo scorso aprile, prima è voluto tornare alla Casa don Puglisi a varcare la Porta santa e adesso ha presieduto l’Eucaristia di conclusione dell’anno santo, insieme al rettore del Seminario don Luigi Vizzini e ad altri presbiteri (a iniziare da don Stefano Modica, direttore spirituale del Seminario ma da poco parroco moderatore nella comunità di parrocchie ove è collocata la Casa). Commentando il vangelo del giorno, che parlava di Gesù che piange per Gerusalemme, ha ricordato come Dio piange, piange per la nostra resistenza, ma piange anche perché Lui non costringe, può solo invitare, attende e non pretende … E però ci dice anche qual è la possibilità: la sua visita! Fra Giuseppe ha fatto un forte, accorato, appello ad accogliere questa visita, a trovare – ha citato un neologismo di papa Francesco – nel lasciarsi “misericodiare” da Dio quella pace che poi permette di spendersi per i fratelli. E le sue parole risuonavano profondamente vere, integre. Ancora, ha ricordato come per Dio ogni persona e ogni popolo è guardato con una misericordia che vuole raggiungere anche l’uomo più peccatore e, se poi Dio chiede ai “suoi” di più, è perché vuole renderli partecipi dei suoi stessi sentimenti. Anche don Luigi Vizzini, alla fine della messa, ha sottolineato come oggi sia importante una preghiera che sia tutt’uno con la vita e una vita che sia tutt’uno con la preghiera, per poter sperimentare la pienezza della gioia. La messa era stata preceduta da un incontro con il Seminario, in cui fra Giuseppe aveva chiarito come, quelli che nella Bibbia sembrano atteggiamenti contraddittori di Dio (ora l’ira, ora la misericordia), in realtà sono come i due angeli agli stipiti dell’arca santa: orientano a comprendere il vuoto intermedio come l’impossibilità di farci un dio scolpito da noi, restando piuttosto aperti a come Dio vuole rilevarsi e a quello che ogni volta vuole dirci. Per diventare suo segno! Dopo la messa Dio si è ancora fatto conoscere … nei bambini della Casa che in quest’anno santo hanno attualizzato le opere di misericordia nelle “casette della misericordia”, che ora sono state tutte messe in una Casa rossa più grande: la Casa del cuore! Ecco: il portone che si è aperto è la consapevolezza che la vera Porta santa è quella del cuore; è il metterci il cuore in quello che si fa, soprattutto quando si ha cura educativa e sociale. Messaggio che la Casa rilancia alla città, partendo da quanto della Casa ha detto un bambino partecipando alle attività per il nuovo presepe della città: «è luogo dove famiglie incontrano famiglie…». Ecco la meta: che ogni famiglia che può, sia accanto a una famiglia ferita. E così si mostrerà al mondo il Cuore di Dio.